«STAR WARS - Wilco» la recensione di Rockol

Wilco - STAR WARS - la recensione

Recensione del 19 lug 2015 a cura di Gianni Sibilla

La recensione




Una lezione di stile, e di ironia. I Wilco pubblicano a sorpresa un disco nuovo, e fare così non è una sorpresa, ormai. Ma il modo in cui è stato fatto arrivare denota la diversità della band. “Star wars” si scarica gratuitamente (per un periodo di tempo limitato) dal sito della band.
Ormai sappiamo bene cosa si può fare pubblicando un album dall’oggi al domani: lo si mette su iTunes, “to pull a Beyoncé”, per venderne più copie possibile usando l’onda promozionale. Oppure lo si vende ad un marchio, che in qualche modo lo regalerà ai suoi clienti (come Jay-Z con Samsung e gli U2 con Apple); o ancora si sfrutta un accordo con una piattaforma tecnologica (l’ultimo Thom Yorke e Bit Torrent).

Jeff Tweedy e soci hanno fatto una cosa che si faceva anni fa: musica gratis sul proprio sito, in cambio di email. Neanche offerta libera. Proprio gratis. Come a dire: semplifichiamo. Come a riconoscere quello che tutti pensano: l’album è un biglietto da visita, oggi, soprattutto per un gruppo che sostanzialmente passa la vita in tour.
Forse in pochi se lo ricordano, ma nel 2001 (sembra preistoria), i Wilco furono i primi a mettere un album in streaming, quando ancora questa parola non era nel lessico comune. Avevano per le mani un capolavoro, “Yankee hotel foxtrot”, che la casa discografica rifiutò. Lo fecero ascoltare sul proprio sito, poi lo diedero ad un altra casa discografica. I fan ripagarono affollando il tour e comprando l’album, che divenne disco d’oro.

Avevano per le mani un capolavoro, questa volta? Decisamente no. Avevano per le mani un buon disco, questo sì. “Star wars”, arriva davvero a sorpresa, a 4 anni dal predecessore: nessuna canzone suonata dal vivo. Nessuna news su un disco in lavorazione. Hanno tenuto bene il segreto. E non si può non cogliere l’ironia del titolo e del gattino in copertina: mettere assieme due dei temi preferiti di discussione e condivisione in rete.

“Star wars” è’ un disco di canzoni brevi, molto chitarristiche e molto distorte. Non ha brani-capolavoro (come “The whole love”, che si concludeva con la chilometrica e stupenda “One sunday morning”), ha alcune cose ottime ("You satellite" su tutte), un po’ di canzoni buone ma tipicamente “da Wilco”. Ha soprattutto il pregio riporta la band a giocare un po’ di più con le strutture e i suoni, rispetto al passato, in cui si erano un po' normalizzati. E’ il disco di una band che si diverte, che conosce bene i suoi punti di forza, e fa finta di non conoscere i suoi limiti attuali.  Ecco l'album, brano per brano.

EKG
Un breve strumentale di poco più 1’, fatto di chitarre distorte e dissonanti: i Wilco sembrano quasi i Sonic Youth, per 70”

More…
Una canzone che gioca sui contrasti: chitarre elettriche ed acustiche che si incrociano, una melodia molto aperta ma anche distorsioni e una struttura irregolare, con cambi di tempo.

Random Name Generator
Una canzone rock dritta, con un riff distorto, a cui fa eco una seconda chitarra sul canale sinistro, e l'intreccio elttettrico che sostiene il tutto. Bellissimo il titolo,  “il generatore casuale di nomi", ripetuto come un mantra e bello il finale in crescendo. Una canzone piacevole ma anche un po’ prevedibile.

The Joke Explained
Per certi versi sembra la continuazione della canzone precedente: la stessa chitarra effettata, che sottolinea la voce di Tweedy. Canzone più ariosa e meno veloce, e anche più interessante.

You Satellite
Forse le canzone più bella del disco: tesa, elettrica, parte sbilenca come un brano di “Yankee hotel foxtrot”, e cresce, mantenendo la tensione fino alla fine, con uno stupendo intreccio di chitarre.

Taste the Ceiling
L’attacco sembra quello di “A magazine called sunset” e di tante altre canzoni dei Wilco:  un tipico mid-tempo basato su un giro di chitarra acustica. Anche questa, piacevole e prevedibile.

Pickled Ginger
Ancora la chitarra distorta in apertura, ancora una canzone che ricorda cose già sentite dei Wilco, in questo caso fa venire alla mente “I might”.

Where Do I Begin
Una breve canzone (meno di tre minuti) che vive quasi tutta su voce e chitarre elettriche e nient'altro, trane per il breve finale in crescendo con un batteria registrata al contrario (fate caso agli effetti sul suono).

Cold Slope
Anche qua chitarre a volontà: l’iniziale di Nels Cline, e quelle che sottolineano le aperture, mentre gli incisi sono voce e basso. Tipico suono Wilco anche in questo caso: quello più irregolare, a cui il gruppo ci abituato spesso.

King of you
Anche in questo caso la canzone sembra continuare quella precedente, riprendendo il giro di chitarra in un’altra tonalità. La canzone procede poi in maniera più regolare, quasi marziale, fino alla fine.

Magnetized
L’unica cosa che assomiglia ad una ballata, nell’album. La canzone parte davvero dopo 1’ di voce e tastiere, per poi “normalizzarsi” in un brano sostenuto da voce e piano, dai toni quasi beatlesiani.

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