«SING INTO MY MOUTH - Iron and Wine» la recensione di Rockol

Iron and Wine - SING INTO MY MOUTH - la recensione

Recensione del 27 lug 2015 a cura di Gianni Sibilla

La recensione

“Made in heaven” dicono gli americani. Certe accoppiate sono perfette, anzi ti chiedi come qualcuno non ci abbia pensato prima, o come mai siano successe solo adesso. Sam Bean, in arte Iron and Wine e Ben Bridwell, dei Band Of Horses. Due tra le figure migliori del rock statunitense. Entrambi sono fermi da un po’: l’ultimo disco di Bean (“Ghost on ghost”) è del 2013. I BoH, hanno pubblicato un live acustico nel 2014. Curiosa, quindi, la scelta di tornare con un disco come questo. Ma è appunto un’accoppiata “Made in heaven”, e a certi richiami non si resiste, sono più forti delle strategie di marketing.
“Sing into your mouth” è un disco di cover. Un altro? Sì, ma poco importa. Perché voci dei due, il loro modo di arrangiare e interpretare le canzoni, è perfetto e si accoppia altrettanto bene. Sia che rivisitino canzoni provenienti da altri generi, trasformandole in ballate folk rock (come capita con “This must be the place" dei Talking Heads o con “Bullet proof soul” di Sade), sia che recuperino brani o artisti più vicini, come JJ Cale e “Magnolia”. La scelta del repertorio, poi, è tutt’altro che banale: El Perro del Mar, Spiritualized, la Marshall Tucker Band. Alla fine, gli unici due brani un po’ più famosi sono quello dei Talking Heads, e dei due Cale, JJ, e John (“You know me more than I know”.
Il disco vola via perfetto, e rilassato, in un attimo. Il complimento migliore che gli si può fare è che suona come un disco di inediti, e scritto a quattro mani da due belle voci, che quasi non si distinguono. E’ molto più di un divertissment. E’ un piccolo gioiello di cantautorato americano.
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