Recensioni / 10 dic 2014

Soundgarden - ECHO OF MILES: SCATTERED TRACKS ACROSS THE PATH - la recensione

Voto Rockol: 3.5 / 5
Recensione di Andrea Valentini
ECHO OF MILES: SCATTERED TRACKS ACROSS THE PATH
A&M (CD)
Pare una faccenda piuttosto di moda, soprattutto negli USA: si chiama “decluttering” ed è quasi una presenza fissa nei magazine di lifestyle, da qualche tempo a questa parte. Il decluttering consiste nel liberarsi del superfluo per fare ordine in casa e trasformarla in un ambiente più vivibile, rilassato e – magari – creativo se ne avete necessità. Ecco, i Soundgarden sembrano impegnati in una grossa campagna di decluttering dei loro archivi, come se volessero riordinare le idee ripercorrendo quanto fatto in 30 anni di carriera, magari alla ricerca di nuovo carburante per scrivere materiale. Del resto il disco del ritorno (“King animal”) è arrivato nel 2012, a 16 anni di distanza dal precedente: non deve essere stato semplice ricostituire le dinamiche e i meccanismi della band. Lo prova il fatto che, a due anni di distanza, ancora non si parla di dargli un seguito.

Decluttering quindi: e infatti dopo la ristampona expanded di “Superunknown” e l’annuncio della possibile ristampa di “Ultramega ok”, arriva questa raccolta di brani che coprono l’intero arco di carriera dei Soundgarden. Si tratta di pezzi non facili da trovare, rarità e curiosità, tra cui ben sette brani inediti. È chiaro che si tratta di un’operazione sicuramente diretta a un target di fan già consolidati e rodati, che non un tentativo di allargare la propria audience – e non è un male, anzi... i fan è giusto coccolarli e tenerseli stretti, coi tempi che corrono.
Cornell e i suoi hanno deciso di organizzare “Echo of miles” in tre cd tematici. Il primo è intitolato “Originals” e contiene sostanzialmente brani comparsi in varie compilation, b-side di singoli e pezzi che non hanno avuto circolazione molto ampia: una bella iniezione di Soundgarden anni Novanta, in pratica, che fa assaporare le varie anime della band. In più ci sono i due inediti – “Kristi” (che risale alle session di “Down on the upside”) e la nuova “Storm” (incisa lo scorso maggio a Seattle con Jack Endino) – interessanti, ma oggettivamente non in grado di competere ad armi pari con il materiale d’annata, indubbiamente più carico di valenza emotiva.



Il secondo dischetto è una raccolta di cover (si intitola appunto “Covers”) incise in diverse occasioni – alcune live, altre in varie situazioni di studio o live in studio. Potremmo definirlo, un po’ pomposamente, una specie di Stele di Rosetta tramite cui decodificare la genesi del sound della band: ci troviamo pezzi di Black Sabbath e Stooges, ma anche Beatles, Doors, Fear, Rolling Stones, Howlin’ Wolf, Sly and the Family Stone, Devo, Spinal Tap... niente per cui impazzire, oggettivamente, ma un ascolto piacevole e divertente.
Nel terzo cd (“Oddities”), invece, troviamo una selezione di curiosità: brani bizzarri, mosche bianche nella produzione dei Soundgarden. Parliamo di cose tipo lo strumentale “Night surf”, i remix in chiave dub di “Big Dumb Sex” e “Fopp”, un remix di Moby di “Dusty” e il tributo al “Two minutes of silence” di Lennon, che diventa “One minute of silence” – peccato che la band in silenzio non riesca a starci e si sentano voci in sottofondo.

In conclusione: se avete amato i Soundgarden e possedete la loro discografia, questo triplo album potrebbe essere un’interessante aggiunta alla collezione. Se, invece, conoscete poco la band sarebbe meglio procurarsi i dischi regolari, prima di avventurarsi in questa compilation di brani speciali.