Recensioni / 05 nov 2014

Vasco Rossi - SONO INNOCENTE - la recensione

Voto Rockol: 3.5 / 5
Recensione di Mattia Marzi
SONO INNOCENTE
Universal (CD)
Il nuovo album di Vasco Rossi ha tre diverse copertine: nella prima, appare interrogato, e alza le mani come per dire "sono innocente", con il suo sguardo vispo; nella terza copertina, Vasco appare più meditativo, come assorto in una riflessione. Nella seconda copertina, invece, punta contro il fruitore una lampada accesa e lo accusa con uno sguardo severo. Ecco, se dovessimo scegliere - tra le tre copertine - quella in grado di descrivere meglio il diciassettesimo capitolo della carriera del rocker, sceglieremmo proprio la seconda; e non solo perché, come diceva qualcuno, in medio stat virtus, ma perché è proprio lo stesso sguardo deciso ed intransigente di Vasco a suggerirci la seconda copertina come la più adatta a presentare questo "Sono innocente". Perché il nuovo album in studio di Vasco Rossi è un disco che vede il cantautore vestire più i panni di accusatore che di accusato, puntare il dito; e lo si capisce sin dalle prime battute: "Sono innocente ma, ma non mi fido più. Ho solo qualche multa da pagare, qualche pastiglia e qualche rospo da ingoiare", canta infatti Vasco nel brano di apertura del progetto, "Sono innocente ma...", "sono innocente, ma qui qualcuno è sempre pronto a giudicare qualche incidente di gioventù che ancora mi fa male". Proprio "Sono innocente ma..." racchiude in sé tutti i tratti distintivi di questo nuovo capitolo discografico del rocker, dai ritmi aggressivi alla veemenza delle chitarre (graffianti e quasi laceranti), dalla potenza del basso alla solidità e all'incisività della batteria: elementi, tutti questi, che troviamo nella maggior parte delle canzoni incluse all'interno dell'album.

L'aspetto più interessante di "Sono innocente" è rappresentato proprio dalle sonorità, spigolose e taglienti, nella maggior parte dei casi effettivamente orientate verso l'heavy, come Vasco aveva preannunciato in occasione dei concerti della scorsa estate (a dispetto degli scettici della prima ora): questo non vuol dire che l'intero "Sono innocente" è un disco composto solamente da brani dalle sonorità heavy, ma che queste ultime si presentano come il minimo comune denominatore dell'album. In questo senso, "Sono innocente" rappresenta una sorta di punto di rottura rispetto alla produzione passata del rocker e il punto di arrivo della fase di cambiamento che ha portato Vasco a spingersi ancora oltre i confini del classico rock o dell'hard rock. Complici anche le partecipazioni del batterista di Alice Cooper Glen Sobel e del chitarrista Vince Pastano, entrambi provenienti dai territori del rock duro, i quali si sono uniti ai fedelissimi compagni di viaggio di Rossi Claudio Golinelli (basso), Matt Laug e Vinnie Colaiuta (batteria), Stef Burns (chitarre) e Alberto Rocchetti (strumenti a tastiera). Il disco è stato registrato tra Bologna e Los Angeles, co-prodotto da Vasco stesso insieme a Guido Elmi (ad eccezion fatta di "Guai" e "Quante volte", prodotte da Celso Valli) e contiene nove brani inediti, i quattro singoli "L'uomo più semplice" (presente in versione "reloaded"), "Cambia-menti", "Dannate nuvole" e "Come vorrei", le due bonus tracks "L'ape regina" (una poesia scritta dal figlio Luca) e "Marta piange ancora" (scritta ben quindici anni fa), e alle sue lavorazioni ha preso parte anche Davide Rossi (violinista e produttore già al fianco dei Coldplay, dei Goldfrapp e di Elisa, che per "Sono innocente" ha curato le parti degli archi e dei violini).

Non solo un album dalle sonorità heavy, dicevamo: "Sono innocente" è infatti un disco ricco di contrasti e di chiaroscuri e di fronte a ballad struggenti troviamo brani dai ritmi più frenetici e indiavolati (a livello di contenuti e di testi il disco non si differenzia di molto dai precedenti lavori del Blasco: ci sono ritratti femminili precisi e ben delineati; ci sono diversi spunti di riflessione; e ci sono pure momenti di provocazione e di autoironia). L'ascolto si presenta come una sorta di "onda", un andirivieni che vede Vasco vestire, in alcuni casi, i panni di rocker spietato, duro e diretto (è questo il caso della stessa "Sono innocente ma..."; di "Duro incontro", brano scartato dalla tracklist del precedente "Vivere o niente" - e non a caso sembra prendere le mosse da "Manifesto futurista della nuova umanità", della quale rappresenta una sorta di naturale conseguenza a livello di sonorità: il brano verte tutto, o quasi tutto, sull'ideale botta e risposta tra la voce di Vasco e la chitarra elettrica; o de "L'uomo più semplice (Reloaded)", un inno rock potente in cui a farla da padrone sono le chitarre elettriche e la batteria); e che, in altri casi, lo vede lasciar trasparire la sua anima più melodica (è questo il caso di "Come vorrei", una canzone dalle atmosfere più semplici per cui Rossi offre un'interpretazione più "controllata"; e di "Quante volte", in cui Vasco sembra farsi il verso da solo e tracciare un bilancio della sua "vita spericolata": "Quante cose son cambiate nella vita, quante cose sono sempre così. Quante volte ho pensato è finita, poi mi risvegliavo il lunedì. Quante volte ho pensato nella vita voglio fare quello che mi va, poi le cose mi sfuggivan dalle dita e arrivava la realtà. Quante cose son passate ormai... Quante cose che non torneranno mai", canta infatti l'uomo Vasco). La sintesi è rappresentata da "Dannate nuvole", brano che alterna momenti in cui le atmosfere musicali si fanno più sospese ed altri in cui queste si fanno più dure e taglienti e il cui testo vede Vasco affrontare il nichilismo di stampo nietzscheano, in particolare quella che Friedrich Nietzsche aveva denominato la "volontà del nulla": "Quando mi viene in mente che non esiste niente, solo del fumo, niente di vero. Niente dura niente dura, e questo lo sai", si legge nel testo. Ma è un nichilismo che appare superato, vinto: "Però, tu non ti arrenderai", canta infatti, con determinazione, Vasco.

Non mancano poi spunti di elettronica, come nel caso di "Aspettami" (il cui arrangiamento ruota tutto intorno al suono delle tastiere e delle programmazioni) e di "Accidenti come sei bella" (in cui l'elettronica, comunque protagonista, convive con strumentazioni più classiche); non mancano un paio di divertissement, come "Il blues della chitarra sola" (in cui Vasco propone un'interpretazione scanzonata e irriverente, assecondato dalla sua band) e "Rock star" (registrazione da studio dell'intermezzo strumentale eseguito dalla band di Vasco in occasione dei sette concerti estivi del "Like Kom 014" - il pezzo potrebbe essere inteso come una sorta di omaggio allo strumentale "Ultimo domicilio conosciuto" contenuto all'interno dell'album "Bollicine", del 1983); e non manca neppure un brano dall'arrangiamento ispirato alla musica folk e popolare, "L'ape regina". In chiusura d'ascolto troviamo, infine, una gradita sorpresa: si tratta di "Marta piange ancora" (l'immancabile ritratto femminile à la Vasco Rossi), brano scritto nel 1997 durante le lavorazioni dell'album "Canzoni per me" (ma non incluso all'interno della tracklist del disco), finito in Rete in edizione pirata e pubblicato ufficialmente proprio in coda a questo "Sono innocente".