«MANDATORY FUN - Weird Al Yankovic» la recensione di Rockol

Weird Al Yankovic - MANDATORY FUN - la recensione

Recensione del 28 lug 2014 a cura di Gianni Sibilla

La recensione

Far ridere è un lavoro serio. Ma, a prenderlo troppo sul serio, finisce che non fai più ridere. “Mandatory fun” è il quattordicesimo disco di Weird al Yankowic in 30 anni. Per dire, gli U2 hanno pubblicato 12 album, più o meno nello stesso periodo. Yankovic ha una tenacia, una continuità, una ripetitività nel mettere in ridicolo il mondo della musica pop e rock che nessun altro ha mostrato. Ma ha ancora senso, oggi la sua formula?
Già, perché di formula iper-ripetitiva parliamo: prendi una canzone o uno stile; mettici qualcos’altro sopra - un testo ridicolo, che il più delle volte non ha niente a che vedere né con l’originale né con il personaggio; fai un video, per lo più didascalico rispetto al nuovo testo della canzone, con una serie di sketch che permetta a Yankovic di fare il comico. Mandalo su MTV (o mettilo in rete, oggi).
In Italia le sue canzoni rivisitate non avevano visibilità dai tempi dei contenitori pomeridiani di videoclip. Invece per “Mandatory fun” ce lo siamo ritrovati ovunque, complici i social network e una campagna perfetta di promozione del disco: 8 video, uno al giorno, la settimana prima della pubblicazione di questo album. Alcuni geniali - come la parodia dello stile Pixies di “First world problems” o il grammar-nazi di “World crimes” (“Blurred lines” di Robin Thicke); altri semplici esercizi di stile, del suo stile - come “Happy” di Pharrell Williams che diventa “Tacky” (di cattivo gusto, kitsch) e“Royals” di Lorde che diventa un inno alla stagnola (“Foils”).
Grazie a questa campagna, “Mandatory fun” ha regalato a Weird Al Yankovic il primo numero 1 nella classifica americana in carriera. Ma la formula, anche quella del disco, non cambia - quelli di Consequences of Sound (che hanno fatto un lungo post con il suo meglio ) l’hanno così sintetizzata: cinque parodie di canzoni, sei parodie di stile, una polka. Formula rispettata in pieno anche da questo album.
Non sono tecnicamente sempre parodie, quelle di Yankovic, in realtà, ma semplici divagazioni comiche su base musicale. Le parodie vere e proprie di Yankovic - come “Bad” di Jacko che diventa “Fat”, come “Smells like Nirvana” (“I don’t know what I’m singing”… diceva, vestito da Kurt Cobain, in un video riprodotto fedelmente) o quella più recente “Perform this way” (rilettura di “Born this way” di Lady Gaga e delle sue performance) - sono quasi eccezioni nella sua carriera. Peraltro sono le cose migliori che ha fatto; ridicolizzando l’oggetto e il personaggio originale te lo svelano, mettono in piazza i suoi meccanismi e i suoi sterotipi.
Musicalmente parlando e video a parte, su album le parodie di stile sono quelle che gli vengono meglio: “First World Problems” parte dal basso di “Debaser” dei Pixies e poi mette insieme tutti gli stereotipi della band, così come “Mission Statement” (che ridicolizza le melodie vocali e le divagazioni sonore di Crosby Stills & Nash, da “Suite: Judy Blue Eyes” in giù). Molto divertente anche la polka-mashup di successi recenti.
Ma alla fine, Yankovic è una sorta di Bagaglino del pop e del rock, o poco più. Satira innocua e corretta (chiede sempre approvazione agli artisti, prima di pubblicare, e quasi sempre la riceve). Più un comico ed imitatore che un musicista, insomma - basta pensare ai nostri Elio e Le Storie Tese quando massacrano le canzoni in TV per capire che i fattori si possono anche invertire. “Mandatory fun” è uno di quei dischi che ascolti una volta e basta. Anche se è impeccabile - non si arriva al quattordicesimo disco se non si è dei professionisti - anche se ci sono delle belle idee, come sempre le ha avute. Ma non c’è il colpo di genio, di quelli che pure Yankovic ha avuto in passato (le parodie dei Nirvana e di Michael Jackson, appunto) e la formula, senza il video, stanca davvero in fretta.




Poi, al di là della bella promozione ideata per questo album, rimane il dubbio più grande: lui dice che questo è il suo ultimo album, che d’ora in poi farà solo singoli e video. Ma arriva tardi. Con tutto le parodie, amatoriali e non, con tutto il culto del “LOL”, anche e soprattutto musicale, che si è sviluppato in questi anni grazie a YouTube, ha davvero ancora senso entusiasmarsi per Weird Al Yankovic?
Segui Rockol su Instagram per non perderti le notizie più importanti!

© 2020 Riproduzione riservata. Rockol.com S.r.l.
Policy uso immagini

Rockol

  • Utilizza solo immagini e fotografie rese disponibili a fini promozionali (“for press use”) da case discografiche, agenti di artisti e uffici stampa.
  • Usa le immagini per finalità di critica ed esercizio del diritto di cronaca, in modalità degradata conforme alle prescrizioni della legge sul diritto d'autore, utilizzate ad esclusivo corredo dei propri contenuti informativi.
  • Accetta solo fotografie non esclusive, destinate a utilizzo su testate e, in generale, quelle libere da diritti.
  • Pubblica immagini fotografiche dal vivo concesse in utilizzo da fotografi dei quali viene riportato il copyright.
  • È disponibile a corrispondere all'avente diritto un equo compenso in caso di pubblicazione di fotografie il cui autore sia, all'atto della pubblicazione, ignoto.

Segnalazioni

Vogliate segnalarci immediatamente la eventuali presenza di immagini non rientranti nelle fattispecie di cui sopra, per una nostra rapida valutazione e, ove confermato l’improprio utilizzo, per una immediata rimozione.