«FOLKROCKABOOM - Il Pan del Diavolo» la recensione di Rockol

Il Pan del Diavolo - FOLKROCKABOOM - la recensione

Recensione del 17 giu 2014 a cura di Daniela Calvi

La recensione

Il nuovo album del Pan Del Diavolo dal titolo “FolkRockaBoom” è il terzo capitolo discografico del duo palermitano e si presenta con un biglietto da visita a dir poco invitante, ovvero la collaborazione con Craig Schumacher, produttore già al fianco di gente come Calexico e Bob Dylan, che ha missato i dodici brani del disco. La produzione è leggermente meno altisonante ma pur sempre degna di nota visto che ci hanno messo lo zampino gli stessi Pan del Diavolo insieme al bravissimo Antonio Gramentieri dei Sacri Cuori (teneteli a mente che ne riparliamo poi).

L’ultima fatica in studio del duo composto da Pietro Alessandro Alosi e Gianluca Bartolo cambia registro rispetto ai dischi precedenti. E’ un cambio di rotta che si percepisce sin da subito, con una maggiore attenzione ai testi, che diventano ascolto dopo ascolto il vero punto di forza del disco. Inizialmente le canzoni sembrano scollegate, come se le parole fossero cucite in maniera stramba sulla parte musicale, ma il significato e la bellezza dei brani tende a rendere tutto omogeneo, come se si scivolasse da una canzone in un’altra, quasi senza accorgersene.

Si parte a grande ritmo con l’incalzante “FolkRockaBoom” e il sound combattivo, quasi un flamenco, di “Mediterraneo”, per poi scendere piano piano nelle atmosfere più intime del disco. Il rockabilly e il folk che spesso hanno caratterizzato le produzione del duo siciliano, lasciano questa volta il posto a uno stile più cantautorale, con dei passaggi in alcuni brani che regalano freschezza ad un genere polveroso come è il folk blues. Alcuni esempi sono le bellissime “Vivere fuggendo”, uno dei brani più moderni del repertorio del Pan del Diavolo, “Cattive idee”, che ha la capacità di diventare magnetica e ipnotizzare l’ascoltatore, e la canzone che meglio rappresenta forse tutto il disco, “I peggiori”, che con un testo crudo e romantico, un arrangiamento e un crescendo continuo, diventa la perfetta colonna sonora di una storia d’amore dannata e maledetta.
Un altro episodio felice dell’album è “Un classico”, un brano liquido, dilatato, capace però di tenere alta l’attenzione passaggio dopo passaggio per via del testo e della perfetta melodia. Arrivano poi in coda le collaborazioni: “Aradia”, uno strumentale che vede Andrew Douglas Rothbard (musicista di San Francisco, già Vss e Pleasure Forever) alle chitarre elettriche, e “Il domani”, un altro dei brani meglio riusciti del disco, realizzata con i Sacri Cuori (vedi sopra) e che ricorda tremendamente qualcosa di Lucio Battisti (“La luce dell’est”?, “Comunque Bella”? Mah…), immediata ed evocativa da entrare subito nella lista dei preferiti.

In sostanza - e ce n’è tanta - “FolkRockaBoom” si presenta come un album scarno nelle sonorità ma denso nei testi, e per quanto in principio la lingua italiana sembri un po’ stonare con l’internazionalità dei suoni, si rivela un lavoro ben fatto e compatto che sottolinea un’evoluzione e un nuovo punto di inizio nella carriera del Pan Del Diavolo che finalmente possono farsi conoscere sotto una nuova luce forse non chiara a tutti. Ben ritrovati.
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