«SASSI - Maria Antonietta» la recensione di Rockol

Maria Antonietta - SASSI - la recensione

Recensione del 11 mar 2014 a cura di Valeria Mazzucca

La recensione

Cominciamo da subito ad appiccicargli sopra due aggettivi, apparentemente contradditori: biblico e minimale. Biblico nei contenuti e minimale negli arrangiamenti, per la precisione.
Non sono pochi i riferimenti al Libro Sacroin "Sassi" di Maria Antonietta , suo secondo album; a partire dal titolo, che fa riferimento a un verso dell'"Ecclesiaste", un verso che è ripreso nel brano "Abbracci" e che recita "C'è un tempo per lanciare i sassi, un tempo per raccoglierli". Poi c'è l'"andate in pace" di "Tra me e tutte le cose" e persino una versione proto-punk del figlio di Dio: "vorrei essere Gesù" canta lei in "Ossa di sassi".

Maria Antonietta non mente ("al limite sta zitta") e quello che dice lo appoggia su sonorità minimali - come si diceva - di accompagnamento e sottofondo. Senza fronzoli d'impaccio. Ci sono delicati arpeggi di chitarra, c'è il piano, c'è un po' di folk, del beat-punk di "Abbracci" e "Ossa" e persino un accenno di rap in "Giardino comunale". "Animali" - il singolo - invece è uno schizzo di leggerezza, una ballad trasportata da violini e parole dolci. Il più comunque lo fa la sua voce cresciuta, graffiata più che graffiante, che alle volte arriva a sembrare stanca e svogliata senza mai perdere però grinta e convinzione. Altra contraddizione. Però poi tutto trova un suo perché nelle parole dell'autrice stessa: " "Tutte le canzoni sono state scritte sul divano della casa di Via Colombo, la prima casa dove mi sono trasferita a vivere con Giovanni. Erano mesi molto strani, in cui tutto mi sembrava una specie di sogno bellissimo e pensavo che tutta quella felicità sarei dovuta essere molto brava a gestirla, era una specie di alluvione. Mi circondava ovunque, e in mezzo all'acqua alta a volte vedi ogni specie di mostro"

Sono passati un paio di anni da quell'omonimo esordio prodotto da Dario Brunori, nel mentre la cantante è cresciuta e devono essere successe cose che l'hanno portata a realizzare un disco poco immediato. Difficile, pieno di una pienezza quasi solenne ("io per me decido per sempre, né i vivi, né i morti ti avranno mai", dal brano "Decido per sempre"), che chiede di essere ascoltato più volte. E non è necessariamente un male. Ma nemmeno un bene.
Tutto questa volta è stato curato da Maria Antonietta, anche il piano americano con cui domina la copertina del suo album. Lei guarda noi che ascoltiamo lei.
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