«ENGLISH OCEANS - Drive By Truckers» la recensione di Rockol

Drive By Truckers - ENGLISH OCEANS - la recensione

Recensione del 04 mar 2014 a cura di Andrea Valentini

La recensione

Certo che 12 album non sono affatto uno scherzo. Anzi, sono nettamente più di quanti, in media, qualunque band – anche longeva – riesce normalmente a produrre. Ma i Drive By Truckers tagliano questo traguardo con il nuovo “English oceans”, e lo fanno con una scioltezza invidiabile. Quasi fanno venire il nervoso, con il loro aplomb. E sono disinvolti nonostante “English oceans” presenti un paio di lievi distonie rispetto al consueto modus operandi della band... in primo luogo arriva dopo una pausa insolitamente lunga per il gruppo: sono passati, infatti tre anni dall’ultimo “Go-go boots” del 2011; e poi in questo frangente si è occupato di gran parte del songwriting proprio il membro che di solito è meno prolifico da questo punto di vista... il cantante Mike Cooley (a cui si devono ben sei composizioni).
Quindi cosa ne è scaturito? Un buon album davvero, tradizionale e personale al contempo, di American rock’n’roll di quello “colto”, “narrativo” e “letterario”, con le consuete suggestioni country/roots. Chiamiamolo, se vogliamo, southern rock d’autore.
Tutto è al proprio posto, dunque, nonostante le distonie apparenti di cui si diceva... per cui la band non ha tradito, né ha dato bruschi scossoni al timone: ha, invece, fatto ciò che le riesce meglio, sublimando il migliore Lou Reed, i Velvet Underground meno oscuri, le radici trash-blues degli Stones più indiavolati (l’opener “Shit shots count” sembra un pezzo perduto di Jagger e Richards dei primi anni Settanta), Johnny Cash, Neil Young, il cow-punk seminale e – perché no – un pizzico di college rock.

Questo lavoro, registrato in meno di due settimane, è dedicato interamente a Craig Lieske, la persona che si occupava del merchandising della band e che i Drive By truckers definivano il loro “portavoce e ambasciatore coi fan”. Craig, infatti, è morto per un attacco cardiaco a gennaio del 2013 e il gruppo ha pensato di ricordarlo in questo modo. Ed è un bel ricordo, visto che si tratta di un disco al 100% godibile.
Ha un unico difetto, “English oceans”, se vogliamo cercare il proverbiale pelo nell’uovo: è che non sempre la band riesce a ingranare la marcia capace di portarla nella propria dimensione unica e speciale, restando a tratti confinata in un limbo citazionista in cui si rincorrono i fantasmi Crazy Horse, Dinosaur Jr, Foo Fighters e Black Crowes... nomi di tutto rispetto, ma miscelati in frammenti dal sapore un po’ troppo “omogeneizzato”. Ma si tratta di brevi momenti. Perché “English oceans” non sarà il miglior disco dei Drive By Truckers, ma è anche – al contempo – il loro “unico disco”... nel senso che da 18 anni loro fanno questa roba qua, come solo loro riescono e senza possibilità di essere imitati con successo. Quindi non c’è un brano, qui, che non avrebbe potuto essere incluso in uno dei loro 12 album precedenti.
Non sarà il disco per cui saranno ricordati, ma è indubbiamente, e con tutti i pregi del caso, un loro disco. Che non può lasciare indifferenti.
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