Recensioni / 10 feb 2014

Brunori sas - VOL.3 - IL CAMMINO DI SANTIAGO IN TAXI - la recensione

Voto Rockol: 4.0/5
Recensione di Daniela Calvi
VOL.3 - IL CAMMINO DI SANTIAGO IN TAXI
Picicca Dischi (CD)
Una delle prime cose che colpisce del nuovo disco di Dario Brunori, in arte Brunori Sas, è la pulizia dei suoni e la più che riuscita produzione. Per realizzare la sua ultima fatica discografica intitolata “Vol. 3 - Il cammino di Santiago in taxi”, il cantautore calabrese si è affidato a Taketo Gohara, il gotha della musica alternativa in Italia. A dire il vero, come ci ha raccontato Brunori, l’idea di affidare il lavoro a Taketo è nata dopo aver scelto la location: preoccupato che la routine che si crea negli studi di registrazione potesse condizionare in negativo la riuscita del disco, Brunori ha deciso di trasferirsi con la band in provincia di Cosenza e suonare l’intero disco in un ex convento di frati Cappuccini. Il risultato potete sentirlo con le vostre orecchie ed è davvero una nota di valore.




Rimane sempre un po’ di ingenuità e di semplicità nelle sue canzoni, ma i brani che compongono il disco non sono così immediati come sembra, richiedono più concentrazione, sono ricchi di parole e storie che si intrecciano e che tengono alta l’attenzione, e questo, personalmente, lo considero un pregio. Le canzoni sono belle, equilibrate nel loro essere diverse tra loro, emozionanti… Ci sono rimandi alla scena cantautorale più tradizionale italiana, da Rino Gaetano a Lucio Dalla, da Francesco De Gregori (lo ricorda moltissimo nel brano scelto come singolo dal titolo “Kurt Cobain” e in “La vigilia di Natale”) a - permettetelo senza storcere il naso - il primo Vasco Rossi. C’è anche tanta personalità, sia in canzoni più intense come “Arrivederci tristezza” scelta come apri-disco, sia in passaggi più spensierati come “Mambo reazionario”. C’è posto poi per brani dal retrogusto amaro che risultano però travolgenti sin dal primo passaggio come “La quarta volta” o il malinconico valzer di “Sol come sono sol”. Divertente e strampalata è “Il santo morto”, un susseguirsi di citazioni al ritmo di un rock blues incendiario che accompagna l’ascoltatore al brano successivo, un afro beat anni Settanta, una jam session caduta dal cielo e che porta il nome di “Il manto corto”. Facile ma non banale è “Pornoromanzo”, un brano che con la sua carica “sessuale” sfrontata lascia il posto invece ad uno dei brani più evocativi del disco, “La vigilia di Natale”, emblema della bravura di Brunori autore che con un testo crudo e senza fronzoli trascina in un immaginario nostalgico che fa emozionare l’ascoltatore da subito.

Brunori Sas è diventato davvero bravo, probabilmente lo è sempre stato, ma con questo disco - ricco di citazioni musicali, cinematografiche e letterarie, alcune più nascoste, altre meno - può forse affermare di essere arrivato a quella maturità artistica a cui decine di suoi colleghi aspirano. Una maturità soprattutto musicale, che va al di là dei concetti presenti nelle canzoni: di fondo c’è la sensazione che sia più consapevole e più sicuro di sé, quasi non debba più preoccuparsi del giudizio di molti. Complimenti.