«SO LONG, SEE YOU TOMORROW - Bombay Bicycle Club» la recensione di Rockol

Bombay Bicycle Club - SO LONG, SEE YOU TOMORROW - la recensione

Recensione del 07 feb 2014 a cura di Michele Boroni

La recensione

Sicuramente i Bombay Bycicle Club non sono una band statica: lo si evince dal nome e dalla breve ma intensa cronistoria. La band londinese dal 2009 al 2011 ha realizzato tre dischi, il primo di classica matrice indie-rock, il secondo tutto spostato sul folk e su una dimensione acustica e il terzo (“A different kind of fix”), tipicamente di transizione, in cui buttavano nel calderone tutto i suoni indie electro pop del momento, peraltro neppure con risultati malvagi, anche se passato piuttosto inosservato.
Nel frattempo il cantante e leader della band Jack Steadman, seppur poco più che ventenne, ha iniziato a viaggiare come un forsennato tra India, Giappone e Turchia dove ha raccolto una serie di stimoli, colori, sapori e ispirazioni riversandole prepotentemente, insieme a una solida base electro, in questo “So long, see you tomorrow”, che ha voluto produrre personalmente.
Ecco, questo è il pregio e il limite sostanziale di questo disco, molto ricco di suoni, colori, ritmiche e profumi ma buttati lì per accumulo e stratificati – come va tanto di moda ora – con un approccio massimalista, ma senza snodi o punti di sintesi che forse una produzione più esperta sarebbe riuscito ad apportare.
Il primo pezzo “Overdone” è il perfetto biglietto da visita del disco: una frase iniziale eseguita da un corno inglese si sviluppa insieme a vari campionamenti tipicamente Bollywood e a synth di ogni tipo per poi trasformarsi in un classico pezzo dei Red Hot Chili Peppers con chitarroni in prima linea e drumming potente. In “It's alright now” invece riprende il beat marziale, che garba tanto oggi, si sposa con un coro estatico à la Sigur Ros, mentre “Carry me” con i suoi broken beats potrebbe benissimo entrare tra le outtake di Reflektor degli Arcade Fire.





Ecco, il disco va avanti così, tra riff intricati e synth psichedelici, cori festanti e echi di mondi lontani ma che, tranne pochi episodi (il singolo “Luna” con la barimba e bel giro di basso funk e “Feel”, un gioiellino di electro pop ornato con suoni di Bollywood e ritmi tribali che ci ha ricordato piacevolmente i primi Vampire Weekend), non rimangono addosso e scorrono via senza lasciare forti tracce. Nelle canzoni meno ritmate e nella track finale che dà il nome all'intero disco, la parola noia riesce a fare capolino più di una volta. L'immagine di copertina e l'intero art del disco sono ispirate ai lavori di Eadweard Muybridge, pioniere della fotografia in movimento. Beh, in certi casi sarebbe stato più opportuno l'immagine del criceto sulla ruota.
Segui Rockol su Instagram per non perderti le notizie più importanti!

© 2019 Riproduzione riservata. Rockol.com S.r.l.
Policy uso immagini

Rockol

  • Utilizza solo immagini fotografiche rese disponibili a fini promozionali (“for press use”) da case discografiche e uffici stampa.
  • Usa le immagini per finalità di critica ed esercizio del diritto di cronaca, in modalità degradata conforme alle prescrizioni della legge sul diritto d'autore, utilizzate ad esclusivo corredo dei propri contenuti informativi.
  • Accetta solo fotografie non esclusive, destinate a utilizzo su testate e, quindi, libere da diritti.
  • Pubblica immagini fotografiche dal vivo concesse in utilizzo da fotografi dei quali viene riportato il copyright.
  • È disponibile a corrispondere all'avente diritto un equo compenso in caso di pubblicazione di fotografie il cui autore sia, all'atto della pubblicazione, ignoto.

Segnalazioni

Vogliate segnalarci immediatamente la eventuali presenza di immagini non rientranti nelle fattispecie di cui sopra, per una nostra rapida valutazione e, ove confermato l’improprio utilizzo, per una immediata rimozione.