«L'ULTIMO DEI NOBRAINO - Nobraino» la recensione di Rockol

Nobraino - L'ULTIMO DEI NOBRAINO - la recensione

Recensione del 07 feb 2014 a cura di Fabrizio Zanoni

La recensione

Ma questi perché non son famosi? E’stato questo il mio primo pensiero sui Nobraino. Chiasso. Concerto per beneficenza. Sul palco si alternano gruppi nell’indifferenza generale, il pubblico attende, bevendo birra e chiacchierando, aspettando l’arrivo di Mauro Pagani e dei Vad Vuc, il gruppo che organizza l’evento. Ad un certo punto risuona nel palazzetto una voce speciale: laggiù, sul palco, un timbro che non mi lascia indifferente ricordando, a tratti, l’immortale De Andrè. “E questi chi sono? Aspetta, vado a guardarli.” L’esibizione è all’altezza della voce, il gruppo ha repertorio, presenza e fantasia, si intuisce che non deve essere due giorni che calcano palchi. Vado al banchetto dell’organizzazione e chiedo i loro cd, scopro che hanno inciso 4 album ma qui in vendita ne hanno solo due, li compro entrambi. In epoca digitale non compravo due cd assieme da 20 anni. I Nobraino li ho conosciuti così.
E ci si sente pure un po’ fessi a comprare un cd originale che sembra una copia masterizzata (“Il disco d’Oro”, non ha copertina, non ha testi, non ha foto, non ha libretto, solo plastica trasparente e il cd, color oro, ovviamente). Ma ecco la ricompensa: brani talmente belli da domandarsi per l’appunto “Ma questi perché non son famosi?”. Scorrendo la loro biografia si scopre che son piaciuti a qualcuno di musicalmente apprezzabile (Roy Paci, Morgan, Marta sui Tubi li hanno avuti come gruppo spalla) però nulla che abbia loro permesso di raggiungere gli applausi di un pubblico più vasto. Certo, i Nobraino son personaggi curiosi, il primo disco lo intitolano “The best of” e dopo un anno fanno uscire già un live composto da due cover e sette inediti. Roba da defibrillatore per un qualsiasi seguace delle auree regole del management musicale. I ragazzi vincono nel tempo vari premi, si esibiscono a Sanremo al premio Tenco, al Concerto del Primo Maggio. Il passaggio a Warner e l’addio a MArteLabel getta forse le basi per un cambio di passo. Nuovo management, il vecchio staff però gestisce ancora il sito ufficiale del gruppo che non fa menzione del nuovo lalbum del gruppo riminese. Questi artisti…
Ma veniamo al nuovo nato, opera quinta del gruppo che dopo un “Best of” al primo disco e un “Disco d’oro” al quarto giocano nuovamente con le parole partorendo “L’ultimo dei Nobraino” 14 tracce (tra cui una cover del cantautore e conterraneo Daniele Maggioli) anticipate dal singolo e relativo video “Bigamionista” divertente storia di un autotrasportatore che percorrendo per lavoro la tratta Marsiglia-Siviglia pensa bene di crearsi un doppio nucleo familiare con relativi figli e matrimoni. Idillio spezzato dalla pensione. Chi scegliere? Il “Bigamionista” troverà la soluzione.



. Il disco contiene anche altri brani che i 5 ragazzi di Rimini hanno già presentato durante l’incessante attività live - come “Esca viva” e “Lo scrittore” ("Ti scrivo ettolitri di endecasillabi [...] e a furia di desiderarti, di descrivere le parti del tuo corpo - m'hai ridotto a uno scrittore") bel testo su amore e desiderio. “Jacques Pérvert” fotografa perfettamente i limiti di chi nasconde al partner i propri feticismi sessuali cercando di placarli solo al di fuori della coppia perché il lui/lei di turno non capirebbe. “Baci qui, baci là pudore e castità però poi vado a far sesso con la pornostar”).
“Endorfine” gioca sul concetto di droga e sviluppa pensieri a cascata sul fatto che tutti ci droghiamo di qualcosa “si droga il tipo che fa le gare con la bicicletta, si droga quello con la sigaretta e le slot machine…si droga il tale per sopportare l’ansia ed il dolore si droga l’altro che vuol dormire, si droga il nonno da quando non gli tira più l’uccello si droga mamma per restare bella”. “Un’altra ancora” è una canzone d’amore al contrario, intensa e spiazzante “Ora che ho capito con chi faccio l’amore io con te potrei dormire…ora che mi piace tutto quanto di te puoi andartene per la tua strada. Io troverò un’altra ancora tutta da scoprire”.
Lorenzo Kruger, voce e frontman del gruppo, autore di tutti i testi e coautore delle musiche con il resto della band, sfida le potenziali ire del Dio della musica con “Michè” estensione della celebre ballata di Fabrizio De Andrè: qui un altro detenuto ci racconta una versione differente dei fatti avvenuti in quella notte. Nessun suicidio d’amore nella versione Kruger. Se le strofe rispettano il brano originale, il ritornello ricorda sonorità più vicine a Cesare Cremonini che forse cozzano con le atmosfere del genio genovese. “Sotto al letto” inizia come una ballad d’atmosfera, salvo spiazzare l’ascoltatore virando di colpo narrazione e cantato. Ed è proprio la capacità di giocare con registri diversi, unitamente a testi mai banali e sempre alla ricerca di angolazioni narrative inusuali e temi non scontati, una delle qualità migliori del gruppo, complicando la vita agli amanti delle catalogazioni sempre e comunque. Ottima prova complessiva quindi, senza passaggi a vuoto, che non tradisce le aspettative. Gli estimatori della prima ora forse troveranno “L’ultimo dei Nobraino” giusto un po’ meno sperimentale del precedente lavoro, ma il genere Nobraino è fatto di tante cose, atmosfere, ritmi, idee. Fantasiosi come una foto di David Lachapelle ma capaci anche di passare da un festoso chiasso bandistico di trombe e tromboni ad un minimalismo recitativo alla Massimo Volume.
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