«MUTATIONS - Beck» la recensione di Rockol

Beck - MUTATIONS - la recensione

Recensione del 29 nov 1998

La recensione

Eccole le mutazioni di Beck Hansen, la nuova incarnazione della sua musica uguale a nessun’altra. Ci si chiedeva cosa avrebbe fatto dopo un successo come quello di Odelay, per chi avrebbe pubblicato il nuovo materiale, e se sarebbe stato un lavoro "sperimentale" oppure da classifica. La scelta fatta sembra quella del ritorno alle radici: il calderone di influenze diverse a cui Beck ci ha abituato si è riempito questa volta di meno ingredienti, e le canzoni hanno mantenuto un suono meno contaminato. Ci sono pezzi che mantengono una semplice struttura folk grazie alla leggera cottura ‘acida’ (per tutte: "Cold brains"). In "Nobody’s Fault but Mine", si viaggia indietro verso la psichedelia, e Beck apre la porta del suo personale "Sergeant Pepper’s": si sentono eco dei Jefferson Airplane, e nelle melodie accompagnate da sitar, dei Beatles. "Tropicalia" è un brano in tutto e per tutto figlio della splendida "Deadweight", che Beck ha regalato alla colonna sonora di "A Life Less Ordinary": Brasile in salsa lounge. Altri accenti da ‘cocktail’ in "Diamond Bollocks", poi violentati da un riff di chitarroni distorti. Vero country da Hillibillie in "Cancelled Checks". Ai primi ascolti è impossibile raccogliere tutte le suggestioni del disco, ricco anche di belle melodie. Si faticherà a riconoscere in "Mutations" il principe della classifica, l’artista più "trendy" degli ultimi due anni, incensato e santificato oltre misura dalla stampa inglese e americana che aveva bisogno di un fenomeno da sbattere in prima pagina. Forse è proprio questo disco, piu’ composto dello sgangherato "Mellow Gold" e dello spigoloso "Odelay", a rendergli giustizia.

Tracklist:
1. Cold brains
2. Nobody’s fault but my own
3. Lazy flies
4. Cancelled check
5. We live again
6. Tropicalia
7. Dead melodies
8. Bottle of blues
9. O Maria
10. Sing it again
11. Static
12. Diamond bollocks
13. Runners dial zero
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