«CLASS - Class» la recensione di Rockol

Class - CLASS - la recensione

Recensione del 03 ago 1999

La recensione

Ah, il rock’n’roll all’italiana, croce e delizia dei nostri musicisti! Ci hanno provato in tanti, si può dire che ce l’ha fatta solo Ligabue. Gli altri, una lista di rimandati a settembre, da Massimo Priviero a Graziano Romani, dalla Steve Rogers Band a Pino Scotto, dal compianto Massimo Riva a Ricky Portera a Federico Poggipollini…Maurizio Solieri, ideatore del progetto Class, è IL chitarrista di Vasco Rossi. Lo era, indiscusso, ai tempi della Steve Rogers Band (che stavano a Vasco come gli Stadio a Lucio Dalla), ha poi dovuto subire la concorrenza di Andrea Braido e quella di Stef Burns, finendo per uscire dall’organico del rocker di Zocca. Ma all’indomani della scomparsa di Massimo Riva, quando serviva una chitarra, Vasco ha capito in un attimo che l’uomo giusto era ancora lui. Nel frattempo Solieri, dopo aver realizzato l’equivalente italiano del progetto Coverdale-Page insieme al dj Proce (vale a dire l’unione di un chitarrista nostalgico con il clone del suo vecchio cantante), era tornato a progettare una rock’n’roll band più sanguigna e meno pop insieme ai fidi Golinelli e Leoncini, inserendo al canto Vic Johnson, cui da tempo era legato per motivi di jam sessions tra amici. Il risultato è un disco nel migliore dei casi onesto, in cui la cosa più riuscita – e non c’erano dubbi – sono le parti di chitarra di Solieri e il loro suono, veramente ‘rock’ nell’accezione più classica del termine. Per il resto Johnson canta, ma a tratti lascia perplessi per una vocalità blues non completa, mentre il materiale scelto, al di là di qualche strumentale, non si distacca dai potenti e anonimi stomp rock’n’roll sentiti e risentiti. Onore al merito per gli strumentisti, tutti molto bravi, ma alla fine il limite di questo sta nel non sembrare un prodotto convinto fino in fondo, ma quasi un divertimento dal quale affiorano diversi limiti di tenuta. Il principale è quello di sembrare un album registrato sul palco di Vasco, dai musicisti di Vasco che jammano per cazzeggio, mentre Vasco non c’è.
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