«MUSIC FROM BAZ LUHRMANN'S FILM THE GREAT GATSBY - Artisti Vari» la recensione di Rockol

Artisti Vari - MUSIC FROM BAZ LUHRMANN'S FILM THE GREAT GATSBY - la recensione

Recensione del 14 mag 2013 a cura di Pop Topoi

La recensione

Baz Luhrmann ha sempre riservato un'attenzione speciale alle colonne sonore. Nel '96, per Romeo + Giulietta ottenne non una ma due tracce dei Radiohead in esclusiva: "Talk show host" è tuttora una delle b-side preferite dai fan nonché una presenza abituale nelle scalette dei live; "Exit music (for a film)", composta apposta per i titoli di coda, divenne poi un pezzo portante di OK computer l'anno successivo. Accanto ai Radiohead, si trovavano altre band alternative del momento e il pop svergognato dei Cardigans con l'irresistibile "Lovefool".
Nel 2001, con Moulin Rouge!, la musica era tutto. La cover di "Lady Marmalade" di Christina Aguilera, Pink, Mya, Lil' Kim e Missy Elliott ottenne un successo così ingombrante che, dodici anni dopo, quel videoclip sembra essere rimasto più impresso nella memoria collettiva che il film stesso. Ma c'erano anche firme inaspettate come Beck, Massive Attack e David Bowie ad aumentare la credibilità del progetto (una lezione che i responsabili delle colonne sonore di Twilight hanno imparato benissimo).
Per Il grande Gatsby, Luhrmann è andato sul sicuro assegnando a Jay-Z il titolo di produttore esecutivo: con la sua rubrica, non poteva che uscire fuori una compilation di questa portata. Non si dovrebbe parlare di una colonna sonora senza aver visto le immagini, ma in questo caso si ha l'impressione che serva da anticipazione al film e che sia soprattutto uno strumento di marketing – peraltro molto efficace, dato lo stillicidio di anteprime rilasciate negli ultimi mesi.


L'introduzione spetta proprio a Jay-Z, che apre l'album con un inedito che fa largo uso dei campionamenti parlati del film. Il brano è tutt'altro che memorabile: non c'è un vero ritornello e i versi, che spaziano da Mark Twain a un diss gratuito per Taylor Swift, sono disconnessi e confusi. Si percepisce però come il rapper voglia unire citazioni da periodi diversi e portare l'era del jazz alla contemporaneità – un obiettivo che non tutti gli artisti della raccolta riescono a centrare. will.i.am, la sua ex socia Fergie e GoonRock (metà degli LMFAO) nelle rispettive tracce fanno di tutto per accoppiare anni '20 e dance, ma il risultato, com'era prevedibile, manca di gusto e classe; la brava Coco O. dei Quadron porta una canzoncina costruita su un campionamento di piano ripetitivo e forzato; Emeli Sandé è chiamata a interpretare "Crazy in love" con una jazz band ma, oltre a non sembrare pazzamente innamorata, non ha nemmeno l'aria di chi si stia divertendo.
I risultati migliori, purtroppo, li ottiene chi non si sposta di un centimetro dal suo territorio abituale: The xx e Nero devono essersi limitati a cedere due ottimi scarti; Florence regala uno dei suoi inni ricchi di acuti con un crescendo che sembra fatto apposta per il trailer; Lana Del Rey, ancora una volta a suo agio nel personaggio di diva malinconica, incide uno dei suoi pezzi più riusciti e toccanti, ma si vede quasi rubare la scena da Sia e il suo lacerante brano di chiusura.
La traccia più interessante della collezione è senz'altro la cover di "Back to black" incisa dall'Outkast André 3000 e Mrs Carter in persona. Con un arrangiamento tetro e minimale, i due trovano nuove sfumature nel manifesto della solitudine di Amy Winehouse: un duetto cantato con originalità, rispetto e moderazione che vale da solo il prezzo dell'album. Tuttavia, con un cast così straordinario e un tema così ricco di ispirazioni a cui attingere, delude che il risultato finale non sia più coraggioso nei suoni e più coerente nella qualità.
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