«GHOST ON GHOST - Iron and Wine» la recensione di Rockol

Iron and Wine - GHOST ON GHOST - la recensione

Recensione del 18 apr 2013 a cura di Gianni Sibilla

La recensione

Gli ascoltatori di musica sono tradizionalisti, soprattutto quelli di rock, soprattutto quelli indie. Certo, non si può generalizzare troppo (perdonate la sociologia spicciola). Ma è comune, pure troppo, sentire dire “lo preferivo prima” ad ogni tentativo o cambiamento di stile. Si preferisce una rassicurante continuità e stabilità nella musica. Certo, gli artisti ci mettono del loro - spesso il “pattern” è: mi costruisco un’identità/mi annoio o voglio cambiare/incido un disco che c’entra poco/va male/torno indietro/aspetto che venga salutato “il ritorno”. Scegliete voi un nome di band e solisti che hanno fatto questo percorso.
Sam Bean, in arte Iron and Wine, non rientra certo in quel tipo di artista. Ma regolarmente si sente dire di lui: era meglio agli esordi, lo preferivo quando faceva il cantautore. “Kiss each other clean” aveva spiazzato tutti, in effetti: melodie pop e fiati, ben lontani dal folk delle origini. Addirittura si era gridato al tradimento. Beh, rilassatevi: non ha cambiato idea. Anzi, è andato avanti; e, a giudicare dalle prime reazioni al quinto disco “Ghost on ghost.” c’è ancora qualcuno che dice “meglio prima”, ma sono una minoranza.
Si, perché “Ghost on ghost” prende la strada di “Kiss each other clean” e la percorre fino in fondo: dal pop orchestrale di New Mexico’s no breeze” o “The desert babbler” si arrivano ai 6 minuti di “Lover’s revolution”, con i fiati che ammicano al jazz, all’improvvisazione.



E’ tutto lì, il “nuovo” Iron and Wine: uno a cui le definizioni stanno strette, uno a cui piace arrangiare le canzoni, curare i suoni. E lo sa fare, Dio se lo sa fare: “Caught in the briars” è un gioiello, in cui fiati chitarre piano organo e quant’altro sostengono la sua voce profonda e unica. E le sue melodie, che melodie. E' solo un esempio di un album d'alta classe, curatissimo, mai banale nella costruzione delle canzoni.
Insomma, un disco fuori dagli schemi in cui avevamo catalogato Iron & Wine tempo fa. E proprio per questo affascinante come poche altre cose che ci sono in giro in questo periodo. Iron And Wine non ha nessuna intenzione di rientrarci in quegli schemi, e la bella notizia è che va benissimo così.
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