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Recensioni / 02 apr 2013

Suede - BLOODSPORTS - la recensione

Voto Rockol: 3.0/5
Recensione di Valeria Mazzucca
BLOODSPORTS
Warner/ADA (CD)
"Bloodsports", Suede : al quarto ascolto, ancora niente. Nessuna illuminazione particolare; nessun punto saliente abbastanza da poter essere il fulcro della recensione. O almeno il punto di partenza. Ascoltiamolo una quinta volta, allora. Ed eccola qui l'illuminazione: come spesso accade la realtà era già lì, sotto il naso (o meglio nelle orecchie) fin dall'inizio. La recensione del disco era già iniziata da un pezzo.
Il ritorno discografico della combriccola di Brett Anderson si è fatto attendere dieci anni perché, a detta dello stesso leader, piuttosto che dar vita a un album scadente "fatto di brani mediocri. Meglio non pubblicare nulla". Non sempre però, il tempo è la miglior medicina e non tutto è "come il vino". Ecco dunque qual è la verità: questo disco non è certo una perla rara. Ben confezionato, ma nulla più. Quasi tutti i 10 brani che compongono "Bloodposports" hanno delle ottime intuizioni di partenza, ritmi accattivanti che destano subito l'attenzione, ma non hanno la grinta e la forza necessaria per proseguire sullo stesso tono. Deludono un po' le aspettative, insomma.
A più di 20 anni dagli esordi, con un percorso artistico a tratti claudicante tra incomprensioni, abbandoni e riappacificamenti, la formazione è ancora in forma smagliante e ritroviamo i Suede di sempre, intenti con tutta onestà a fare quello che si erano dimostrati capacissimi di fare negli anni '90: un britpop carico di pathos, ambizioso e introspettivo come vuole la loro miglior vena glam rock.
"Barriers" squarcia il sottile velo di ragnatele creatosi negli anni di fermo con un ritmo incalzante e una piacevole galoppata sonora che balza oltre le barriere ("jumps over the barriers" recita il ritornello) e sfonda veloce nei confini della traccia successiva "Snowblind".
I temi portanti del disco sono chiari, e Anderson lo aveva detto: il sangue, l'amore e la passione trascinano l'intero disco. I tre elementi che si intrecciano nell'immagine di copertina penetrano dalla cover alla tracklist e il secondo brano ne è un palese esempio, con quel "This love is lifting, this blood is lifting you, over snowblind barriers". Dal primo singolo in poi, ovvero dal gusto britpop di "It starts and ends with you", il disco comincia a perdere colpi: gli ammiccamenti all'amico e Maestro David Bowie si fanno gradualmente più frequenti, fino a diventare spudorati in "Hit me". L'atmosfera si fa più densa mentre scorre verso "Sabotage" e "For the strangers"; il fumo di melodrammaticità che avvolge "Bloodsports" si condensa dolcemente in "What are you telling me?" e "Always". E infine "Faultlines", una chiusura maestosa, fiera e plateale. Il pezzo più sentito di un album che fa dell'intensità e del sentimento il suo punto di forza e di partenza.




"Bloodsports" è un disco spuntato all'improvviso dal passato, nell'epoca dei grandi ritorni. Nulla sembra essere cambiato per i Suede, forse per il resto del mondo sì ma questo non conta e in fondo è un'altra storia. Hanno aspettato quasi 10 anni per poter arrivare sino al secondo decennio dei 2000 per presentare un loro nuovo album e riconfermare con dignità i diritti conquistati in anni di duro lavoro. Si può certo parlare di un grande ritorno quindi, ma negli anni '90.