«LOTUS - Christina Aguilera» la recensione di Rockol

Christina Aguilera - LOTUS - la recensione

Recensione del 13 nov 2012 a cura di Pop Topoi

La recensione

C'è stato un momento nel 2010 in cui Christina Aguilera era la principale indiziata dietro il progetto musicale iamamiwhoami. La misteriosa figura che appariva nei video virali ricordava la cantante, e si mormorava che il suo disco in uscita, "Bionic", contenesse collaborazioni con Le Tigre, M.I.A., Ladytron e Goldfrapp. Inoltre, l'estetica di iamamiwhoami non era lontana dalle atmosfere della regista Floria Sigismondi (che per lei aveva diretto i video di "Fighter" e "Hurt") e i fan speravano fosse pronta per una virata sperimentale che valorizzasse non solo la sua voce, ma anche il suo coraggio.
Pensare a queste congetture nel 2012 fa sorridere perché "Bionic" si rivelò poi un album tutt'altro che rivoluzionario: il desiderio della cantante di allontanarsi dal pop tradizionale veniva schiacciato dalla necessità di accontentare il grande pubblico, e per ogni idea ardita c'era un ingombrante cliché. Dal flop commerciale e artistico di "Bionic", si percepirono comunque l'estro e la versatilità di Aguilera, che ora si dice risorta e non le mancano le metafore per dimostrarlo.
"Lotus", che apre il nuovo album dallo stesso titolo, è il manifesto di un nuovo inizio: l'indistruttibile fiore di loto che sopravvive alle avversità e risboccia – con qualche chilo in più. Purtroppo, però, l'introduzione è di gran lunga il momento migliore dell'opera e si rivela fuorviante: il resto è ordinario nel particolare e schizofrenico nel complesso.
Come in "Bionic", la cantante ancora una volta tira fuori dal cilindro conigli di tutti i generi musicali: la dance post-Guetta che insozza le classifiche degli ultimi anni, l'R&B pruriginoso, gli inni di self-empowerment rockeggianti, il country col collega di The Voice Blake Shelton e le immancabili ballate. Appartengono all'ultima categoria "Sing for me" e "Blank page": le due canzoni, incastrate a metà percorso, ritrovano la Aguilera nella sua versione più celebrata e apprezzata, quella a cui si ispirano tutti i concorrenti dei talent show, quella che sforna un classico contemporaneo ogni volta che abbassa i BPM. Non si può negare che, per quanto stucchevoli e prevedibili, siano momenti molto riusciti: "Sing for me" è un'auto-celebrazione delle sue doti canore con tutte le svisate del caso, mentre "Blank page" è un sentito mea culpa per pianoforte e voce scritto dall'onnipresente Sia.




Con queste ballate, Christina Aguilera sembra suggerire di avere ancora bisogno di cavalli di battaglia tradizionali, nonché delle royalty percepite con trailer e RVM strappalacrime. Non è pronta per abbassare la voce, moderare i toni e fare un intero disco di elettronica minimale come la traccia di apertura di "Lotus" – e forse non lo sarà mai. Dovrebbe, però, trovare una cura alla bulimia musicale che già affliggeva "Bionic", e che, nel volere accontentare tutti, non accontentò nessuno.
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