«TOTAL LOSS - How to Dress Well» la recensione di Rockol

How to Dress Well - TOTAL LOSS - la recensione

Recensione del 15 ott 2012 a cura di Michele Boroni

La recensione

Difficile poter parlare del disco più interessante di soul/R&B contemporaneo proprio nell'anno in cui è uscito “Channel Orange” di Frank Ocean. Ancora più difficile se poi ci riferiamo a un biondino slavato e bianchissimo.
In fondo non ci dovremmo stupire più di tanto, anche perché negli ultimi anni le cose più stimolanti del genere sono arrivati proprio da esponenti di razza caucasica, spesso provenienti da tutt'altro genere: basti pensare agli ultimi dischi di Jamie Lidell (che arrivava dalla musica sperimentale targata Warp) o all'esordio di profondo soul intimista, anche se spacciato come dubstep, di James Blake.
How To Dress Well è il progetto di Tom Krell: lui viene dal Colorado, è laureato in filosofia e i suoi riferimenti sonori vanno dal pop soul di Mariah Carey e R Kelly alla sperimentazione colta di William Basinski.
"Total loss" è il suo terzo lavoro ed è decisamente il più compiuto, anche se è difficile parlare di compiutezza per un disco basato principalmente su atmosfere eteree, sospese, dove spesso non si distingue quando finisce una canzone e inizia l'altra.
Le prime due tracce “When I was in trouble” e “Cold nites” ricordano i brani più intimisti del già citato Ocean e lo spleen di Justin Vernon (Bon Iver), con un falsetto e un gioco di riverberi ed echi che ti avvolge e ti porta dentro un gorgo di tormentata tranquillità, mentre in “Say my name or say whatever” il loop incessante di piano à la Philip Glass diventa puro dream pop.
Poi, improvvisamente, lo scenario muta: “Running back” è l'ideale incontro in paradiso di un Michael Jackson minimalista e Marvin Gaye, tutto human beatbox e finger snap che sfocia poi in uno dei capolavori del disco “& It Was U”, un gospel contemporaneo che dovremmo aspettarci dal miglior Prince.




Dopo la cinematica “World I need you, won't be without you (Proem)” il disco diventa un intenso flusso emozionale. I ritmi rallentano, salvo qualche efficace beat impulsivo, le atmosfere si fanno ancora più fluide, e i testi diventano sincere riflessioni sul dolore e sulla perdita, come in “Set it right” dove il cantante sussurra 'I miss you' a una lunga lista di amici e parenti recentemente scomparsi. In “Talking to you” Tom Krell è una sorta di Justin Timberlake dolente e intimista. Dentro “Total Loss” si possono ritrovare un sacco di riferimenti e di citazioni non così banale, dal soul elettronico e glaciale di “808s & Heartbreak” di Kanye West (disco da rivalutare, peraltro) ai ritmi caldi e alienanti di “100th window” dei Massive Attack - ascoltate “Struggle”, per capire.
Total Loss non è un disco semplice o per tutti. Se non ben predisposti potrebbe risultare irritante, proprio in quanto “senza pelle”. Come la chiusura del disco “Ocean floor for everything”, un pezzo memorabile accompagnato da un'armonica che sembra uscita dallo Stan Ridgway di “The Big Heat”. “We never really plan for the worst of things, do we?” chiede Tom al suo amico-compagno prematuramente scomparso, a cui è dedicato il disco.
E l'impressione è quella di stare anche noi in apnea, giù, in fondo all'oceano.


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