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Deadmau5 - >ALBUM TITLE GOES HERE< - la recensione

Recensione del 10 ott 2012 a cura di Ercole Gentile

La recensione

Direi di partire da una considerazione semplice, ma importante: Deadmau5 è ormai una popstar. Litigi con 'colleghi' illustri come Madonna, dichiarazioni sopra le righe (“se avessi tempo di fermarmi, vorrei realizzare un disco come 'The wall' dei Pink Floyd”), un pubblico che si è notevolmente ampliato (aggregando negli ultimi anni anche moltissimi teenager) e show dal vivo mastodontici.
Il produttore canadese, al secolo Joel Zimmerman, ha da tempo valicato il confine dei club insomma, ed ora a due anni di distanza dal suo ultimo album “4x4 = 12”, torna con questo nuovo lavoro intitolato “Album title goes here”, che negli Stati Uniti ha raggiunto la vetta della classifica dance (ed il sesto posto in quella degli album) ed in Canada la seconda posizione tra i dischi più venduti in assoluto.
Togliamoci il pensiero: il suo sesto capitolo discografico è un lavoro senza infamia e senza lode. Le note positive vengono dai pezzi che mantengono un'altissima concentrazione danzereccia come “Superliminal”, “Channel 42” (con il producer Wolfgang Gartner appena entrato nella famiglia Ministry Of Sound), “October” e soprattutto l'ottima e cupa “Take care of the proper paperwork”. Brani che fanno muovere le natiche, ma che se stiamo lì a fare le pulci, mantengono praticamente invariata la formula electro debitrice in Francia (vedi Daft Punk) di Deadmau5.


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Le note negative arrivano invece dalle collaborazioni. Su tutte quella con Gerard Way dei My Chemical Romance in “Professional griefers”, un brano che definirei electro-emo e dedicato esclusivamente ai giovanissimi; non esalta neanche la prestigiosa collaborazione con i Cypress Hill in “Failbait”, che potrebbe tranquillamente essere un brano di questi ultimi, talmente è basso l'apporto del Topo al brano. E lo stesso discorso vale per “Telemiscommunications” con la brava Imogen Heap, una canzone che evidenzia la belle voce della cantautrice inglese e nulla più. O anche “The veldt” (con Chris James alla voce) è un altro esempio di pop allo stato puro. Ben fatto, per carità, ma nulla di più.
Il successo commerciale di “Album title goes here” è garantito (anzi dimostrato), ma che il buon Deadmau5 si stia orientando troppo in quella direzione è un altro dato di fatto. Si balla è vero (e non è poco), ma manca quella 'botta' dei precedenti lavori, manca la freschezza. Forse, schiacciato tra tour lunghissimi e altro, a Zimmerman stavolta pare mancata la voglia (e pure questo non è poco).
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