«MEAT AND BONE - Jon Spencer Blues Explosion» la recensione di Rockol

Jon Spencer Blues Explosion - MEAT AND BONE - la recensione

Recensione del 18 set 2012 a cura di Gianni Sibilla

La recensione

“Prima dei White Stripes, prima dei Black Keys, c’era la Blues Explosion”. Basterebbe questa frase, con cui il Guardian ha aperto la sua recensione di “Meat+Bone”, il primo album della Jon Spencer Blues Explision in otto anni.
Basterebbe per spiegare perché questo disco va ascoltato, nonostante la lunga assenza - in cui Spencer si è dato soprattutto al r’n’r con gli Heavy Trash - abbia fatto perdere un po' dell'allure del gruppo.
La Blues Explosion (così, semplicemente, si faceva chiamare nel 2004 quando uscì “Damages”) ha inventato già negli anni ’90 una missione che Jack White e i Black Keys hanno reso immensamente popolare: rivilitalizzare, rimodernare il blues e il rock ‘n’ roll più grezzo.
Ma anche nei momenti migliori - su tutti quel capolavoro di “Acme” - la JSBE non ha mai raggiunto il livello di popolarità dei suoi allievi: erano troppo avanti per i loro tempi. Oggi invece sono rimasti un po’ indietro - o quanto meno non sono più avanti come una volta, sorpassati a destra da chi ci ha messo un’immagine un po’ più cool, da chi ha spinto un po’ di più sulla melodia, da chi...
Beninteso, “Meat+bone” è uno splendido disco. C’è tutto quello che ci deve essere: r’n’r selvaggio, la voce di Spencer che sembra provenire dall’oltretomba (tutt’altro che uno zombie, sembra un bluesman risorto e molto, molto incazzato), la sezione ritmica altrettanto selvaggia di Judah Bauer (chitarra) e Russell Simins (batteria). E ci sono le canzoni, che vanno dagli Stones (“Bag of bones” e il riff iniziale di “Bottle baby”), al blues classico (“Unclear”), alla contaminazione contemporanea (la sezione ritmica dello strumentale finale “Zimgar”).




C’è tutto quello che ci deve essere e che si aspetta chi la Blues Explosion l'ha aspettata per tutto questo tempo. Per gli altri, perl non è più sorprendente come una volta. Rimane sempre devastante come impatto - anche oggi si porta con sé il suo miglior pregio e il suo peggior difetto: il suo meglio lo dà sempre dal vivo, non su disco.
Il rischio, insomma, è che la JSBE rimanga rilevante soprattutto per chi la conosceva già, ma non per gli altri, quelli che affollano i concerti dei Black Keys. Probabilmente va bene così, almeno per ora. Ma il consiglio è, a loro, di darsi da fare per recuperare il terreno perso. A noi ascoltatori di riscoprirli: “Meat+Bone” è un buon inizio per un ritorno che ha bisogno di qualche passo avanti ulteriore e di continuità.
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