«100 GIORNI DA OGGI - Amor Fou» la recensione di Rockol

Amor Fou - 100 GIORNI DA OGGI - la recensione

Recensione del 11 giu 2012 a cura di Giuseppe Fabris

La recensione

Dopo due dischi che li hanno portati ad essere da una giovane realtà ad uno dei nomi di punta del pop/rock italiano gli Amor-Fou tornano con un terzo disco intitolato “100 giorni da oggi” con cui affermano a gran voce la loro presenza e, allo stesso tempo, si presentano in una veste totalmente inedita e con un sound stravolto.
Se dovessimo definire “100 giorni da oggi” con un solo aggettivo, la prima parola a balzarci in mente sarebbe omogeneo, anche se non definirebbe al meglio il muro sonoro che questi ragazzi milanesi sono riusciti a creare con questo disco. Arricchendo il loro pop/rock di elettronica e tocchi new wave gli Amor Fou non si sono limitati a sperimentare, ma hanno realizzato un sound potente, ricco e coinvolgente che avvolge l’ascoltatore senza mai abbandonarlo.
L’idea di un concetto forte da proporre lungo tutto il disco non riguarda il sound, ma anche i testi cantati da Alessandro Raina che, come è successo in passato (“De Pedis” ad esempio) prendono spunto dalla realtà e, soprattutto, dalla cronaca riuscendo a carpire l’essenza della notizia conferendogli un'aura poetica. Oltre alla cronaca nelle liriche troviamo riferimenti a film, paesi e tanto altro ancora, con più di una strizzata d’occhio al mondo artistico di Franco-Battiato.
“Gli zombie nel video di Thriller” è il brano che apre il disco: una canzone pop con una base musicale molto semplice, ma con una distorsione che crea un rumore di fondo che aumenta la tensione ponendosi in contrasto al ritornello cantato dai bambini.
Con il singolo “Alì” la rivoluzione degli Amor Fou diventa più chiara: qui il ritmo e la melodia pop e trascinante si mescolano con testi niente affatto leggeri; con “Goodbye Lenin”, invece, l’elettronica e la melodia vocale sembrano creare una canzone leggera presa da un Festivalbar degli anni ’80 su cui Raina canta “Amare la pornografia/non avere regole/che male c'è?”.
“Una vita violenta” alza il ritmo con un altro brano pop impeccabile, ma è con “I 400 colpi” che gli Amor Fou scagliano il primo colpo al cuore con una canzone e un ritornello che rimangono incastonati in testa. Con “Padre davvero” gli Amor Fou fanno un altro salto mentale nel passato della musica italiana conservando un sound molto originale, mentre con “I volantini di Scientology” riescono a trasformare notizie prese da statistiche e cronaca in un testo tanto duro quanto poetico per raccontare un amore: “Ma noi che siamo piu' normali/ anche quest'anno diremo no/ai volantini di Scientology/che regalano in via Torino”.
Nel finale “Radiante” esplode di grinta punk grazie anche all’apporto di Alessandro Baronciani, fumettista e leader degli Altro: un proiettile di meno di un minuto divertente che sembra uscire da un disco degli Altro e non da quello degli Amor Fou. Il finale di “Tigri” è un gioco psichedelico in cui Raina mette in versi alcune immagini prese dal continente africano, ma come se fossero narrate da una mente alterata: “Quel funghetto fra noi sei sicuro sia da mangiare?/A un tratto io non mi sento molto bene/non mi sento molto io”.
Tolto il finale, questo disco rappresenta allo stesso tempo l’evoluzione e la consacrazione di una band capace di guardare al passato e al futuro con coraggio e talento realizzando un album forte, omogeneo e che, sicuramente, ascolteremo anche a “100 giorni da oggi”.


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