«TCO - Churchill Outfit» la recensione di Rockol

Churchill Outfit - TCO - la recensione

Recensione del 27 apr 2012 a cura di Marco Jeannin

La recensione

I Churchill Outfit sono una band giovane. Nascono a cavallo tra il 2009 e il 2010, e fanno il loro esordio ufficiale un annetto più tardi, giusto il tempo di mettere insieme materiale sufficientemente valido per un Ep, “In dark times”. Lavoro, a conti fatti, ben più che solamente “sufficiente”: quattro pezzi molto, molto buoni, racchiusi in uno strepitoso total running di quindici minuti scarsi; indie rock genuino, venato pesantemente di psichedelia e con un sano tocco progressive che non fa mai male, giusto per chiarire a tutti le basi di partenza. Bene, passa di nuovo un anno, e i Churchill escono finalmente con il loro primo album, l’omonimo “tCO”. Questa volta i pezzi sono nove, la durata raddoppia (poco più di trenta minuti), e la qualità… pure. Poche chiacchiere, “tCO” è davvero un ottimo disco. E stiamo parlando di un esordio, non dimentichiamocelo: conciso, coinvolgente, scritto e prodotto molto bene (dal talentuoso Fausto Zanardelli, alias Edipo, per Produzioni Dada), ma soprattutto, cosa non da poco, ispirato.

Bene quindi l’apertura, l’indie vagamente sintetico di “Tongue like a trigger”, molto bene “Vegetables”, puro distillato psichedelico / prog condensato in poco più di tre minuti, e l’ottima “Calypso”, variazione di stampo alternative sul tema appena esposto. “Faceless” si apre con un accenno di chitarra acustica, ma è solo il prologo di quello che potremmo definire un pezzo pop prog (possibile?). Pop per attitudine e immediatezza, prog nello spirito e soprattutto nel sound. Anche qui il tutto racchiuso in meno di quattro minuti. Complimenti. Come nei dischi di una volta, “A thousand miles away” rompe il ritmo piazzandosi a metà strada. Il carico (prog) viene alleggerito con una ballata per voce (ovviamente effettata), chitarra e pianoforte; un pezzo semi acustico dal background sintetico e dal gustoso finale in crescendo. Un colpo di classe che apre alla seconda parte del disco introdotta dal buon singolo “Kaleidoscopic”, un po’ una summa di quanto detto fino a questo punto. Pezzo psycho prog già dal titolo, con immancabile chorus a presa rapida, stacco a metà e tiratona finale, verrebbe da dire “come da tradizione”. Toni rilassati invece per “Love. More. Uh.”, pezzo agrodolce dotato di una profondità sonora invidiabile, chiamato a lanciare l’episodio migliore della tornata, “Scarlett green”. Qui la faccenda, pur mantenendo stabile la rotta fin qui tracciata, si fa più solare, a tratti divertente, meravigliosamente Seventies. Grande intro, ottimo sviluppo, dieci e lode al finale, un crescendo ad libitum che lascia intravedere enormi potenzialità in sede live (non a caso stiamo parlando del pezzo più lungo del disco). Tocca poi a “Something to hide” (ipotetico secondo singolo?) chiudere la tracklist senza aggiungere nulla a quanto già detto, ma confermando prepotentemente, se ancora ce ne fosse bisogno, la bontà del songwriting dei Churchill.

Ed è proprio la capacità di saper sintetizzare perfettamente questo songwriting pulito e ispirato in pezzi concisi, a prima vista semplici, eppure estremamente stratificati, l’abilità maggiore dei Churchill Outfit. Maneggiare la psichedelia, il prog e l’indie rock con spirito pop, mantenendo quindi la famosa immediatezza di cui sopra, e soprattutto un’identità propria definita (non sono stati fatti paragoni e riferimenti di “lusso” proprio per questo motivo), non è affare da tutti. Sono la band che abbiamo selezionato la settimana scorsa per The Observer, il nostro osservatorio sugli emergenti. Il consiglio è di tenerli d’occhio fin da adesso, e il perché è che non resteranno emergenti ancora per molto.

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