«BOYS & GIRLS - Alabama Shakes» la recensione di Rockol

Alabama Shakes - BOYS & GIRLS - la recensione

Recensione del 10 apr 2012 a cura di Giampiero Di Carlo

La recensione

Parli degli Alabama Shakes e capisci subito che il rischio di sprofondare nella sagra delle etichette e dei paragoni è tangibile. Provi a uscirne immune, allora, tenti con l’omeopatia: l’unica è inghiottirne subito una discreta quantità. ‘Swamp rock’, ‘retro soul’, ‘nuovi White Stripes’ ‘new gospel’, ‘southern rock’, ‘nuovi Kings Of Leon’, ‘Motown sound’. Fatto. Bene.
Ora ti resta nelle orecchie una giovane band che attira la tua attenzione con una marca originale di rock, fatta della felice sintesi di stili che tu hai cercato di dissezionare per capirne l’origine e la ragione del piacere ma che loro, al contrario, hanno già amalgamato con libertà e spontaneità. Il quintetto dell’Alabama capitanato da Brittany Howard, splendida vocalist senza filtri, è con ogni probabilità LA rock band su cui puntare quest’anno e, in assenza di una possibilità di ammirarlo dal vivo (è così che in pochi mesi ha costruito una reputazione già solida), bisogna ascoltarne l’album d’esordio "Boys & girls", registrato, autoprodotto e mixato nei Bomb Shelter Studios di Nashville e uscito in Europa per la Rough Trade (oltre oceano hanno firmato per la label di Dave Matthews, la ATO).
Gli Alabama Shakes vengono da un luogo della terra e della mente degli Stati Uniti contraddittorio, dove etichette come la Stax Records, formazioni come Booker-T & The MG’s, studi di registrazione come i Muscle Schoals Studios hanno sfornato capolavori in serie il cui unico filo rosso era la fusione naturale tra il gospel e il rock, tra il nero e il bianco. Quell’integrazione razziale tra componenti dei gruppi che, fuori, una segregazione dura a morire impediva invece di realizzare ha generato il migliore Southern Rock, del quale questi ragazzi sono una nitida espressione: su quelle melodie, che percepiamo come uno standard, hanno poi ricamato con originalità, contaminando, innestando riff, piantando la bandiera del 2012 sulla tradizione.
Brittany Howard ha da tempo messo le cose in chiaro con “Hold on”: la sua voce appassionata e tormentata canta “credevo di non farcela ad arrivare a ventidue anni” e si spalma sul blues di questo primo singolo con la forza grezza del rock più sporco. L’impressione che la band venga da un’epoca passata della musica si deve proprio a lei: versatile, arrochita, con una grande estensione e per niente irreggimentata, mette l’anima in ogni nota. Ma ha il pregio di non condizionare con la sua personalità la band che, semmai, è votata ad un’anarchica creatività, è eclettica dentro. “I found you”, ad esempio: sarebbe la guitar ballad per eccellenza ma poi, al ritornello, ecco la pausa e poi quelle maracas, quell’organo e quel coretto che ti spostano a Detroit, 1967 circa. “Hang loose” è costruita su un piano boogie woogie che sostiene un riff semplice e ipnotico: gli Stones la sporcherebbero con le chitarre in primo piano, ma potrebbe essere la loro. Il soul è nell’approccio ancora prima che nelle corde di Brittany, che grida e torna al falsetto nell’ottima “I ain’t the same” ed è letteralmente struggente in “Heartbreaker”, stavolta quasi un personal show che riecheggia i 50’s.
Ora che Jack White li ha presi sotto la sua ala protettiva, gli Alabama Shakes saranno certamente sovraesposti, e sul giudizio dell’ascoltatore potrebbe finire per pesare questa tonnellata di hype che rischia di schiacciarli. E ammettiamolo, pure l’accento sul vintage e l’analogico e la pretesa della controtendenza a tutti i costi sono in agguato. Eppure, anche grazie al fatto che le loro sono ‘solo’ ottime canzoni senza essere classici, conservo la fiducia che possiamo essere al primo episodio di una vicenda che deve ancora maturare. L’esordio è eccellente, BOYS & GIRLS è soprattutto una promessa. Riuscire a mantenerla sarebbe super.

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