«LULU - Lou Reed & Metallica» la recensione di Rockol

Lou Reed & Metallica - LULU - la recensione

Recensione del 21 ott 2011

La recensione

Li hanno ribattezzati LouTallica. La loro origine è un'esibizione alla R 'n'R Hall of Fame del 2009, quando i Metallica accompagnarono Lou Reed. Chi l'avrebbe mai detto che ci sarebbe arrivato per le mani un disco assieme... Quando la notizia ha iniziato a circolare, quando Lou Reed ha iniziato a dire che era la migliore cosa che avesse mai fatto (e lui di cose ne ha fatte, e di un certo livello...), la curiosità è aumentata a dismisura. Quando sono arrivati i primi clip in rete (30", poi un minuto di una canzone, poi una canzone intera), e lì che la gente ha iniziato a storcere il naso. La reazione è stata, come si direbbe sui social network, un "WTF?!?". C'è stato persino chi ha fatto delle cover preventive delle canzoni, senza aver mai ascoltato nulla. Ora l'attesa è finita, il disco si può ascoltare per intero in streaming ufficiale in rete, e i sospetti rischiano di essere confermati. Onore a Lou Reed, che a quasi 70 anni ha il coraggio di rimettersi in gioco. Onore ai Metallica, che hanno l'umiltà di fare praticamente da gruppo spalla. Ma "Lulu" sembra per lo più un mash up , come se qualcuno avesse recuperato delle basi inedite di Hetfield e soci appiccicandoci sopra la voce di Lou Reed. Non fatevi fuorviare da quel sorprendente attacco di chitarra acustica, su "Brandenburg gate": passano giusto cinquanta secondi, una goccia nello sterminato magma sonoro di un doppio disco che sfiora l'ora e mezza di durata, prima che i quattro californiani attacchino la spina e comincino a menare fendenti (e il gioco si ripete in seguito una volta soltanto, nella prima parte di "Little dog"). Il resto è più simile a quanto anticipato dal "singolo" "The view": una spigolosa collisione di stili, un Vaso di Pandora (così si chiama una delle due tragedie firmate dall'espressionista tedesco Frank Wedekind che hanno ispirato il lavoro) che i fan stanno scoperchiando con l'apprensione di chi è seduto sulla sedia del dentista in attesa di un intervento particolarmente invasivo (l'efficace metafora è del sito Music Radar).
"Lulu" è forse uno schiaffo, una provocazione beffarda, una sfida alle convenzioni e alle attese. Ma suona anche ingombrante, pesante, a volte goffo. Non stupisce che il più iconoclasta, il "pierino" del gruppo sia proprio Lou: al suo cospetto, i 'Tallica fanno la figura di disciplinati scolaretti desiderosi di assecondare il maestro e ben disposti a sotterrare il loro ego. La voce di James Hetfield affiora raramente in superficie, giusto in qualche coro, e solo in "Brandenburg gate" osa duettare brevemente con quella di Reed, doppiandola nel malizioso ritornello che ripete "I'm just a smalltown girl". Già, la voce: qui Reed sembra davvero calato nei panni (come ha notato qualcuno) di un poeta beat, un delirante William Burroughs che deraglia dai binari infischiandosene di tonalità, metrica e battute per seguire un suo ritmo interiore e misterioso ("Pump blood", "Frustration"). La parabola (a)morale della sedudente ballerina che passa dall'altare alla polvere, dalle frequentazioni dei potenti ai postriboli più miseri in un crescendo di sesso e violenza calza come un guanto al suo gusto decadente, così come l'uso di un linguaggio controverso che nei primi anni del Novecento provocò scandalo e polemiche. Ma l'adesione al testo, stavolta, lo ha spinto troppo in là: la nobile, classica ballata loureediana (qui evocata in "Iced honey") lascia quasi sempre posto a jam informali in cui il suo declamare salmodiante galleggia distante dal feedback, dai riff di Hetfield e Kirk Hammett (scordatevi gli assoli), dalle rullate apocalittiche di Lars Ulrich. E anche quando è la melodia a prendere finalmente il sopravvento, come accade nella prima parte di "Junior dad" (il miglior esempio di fusione di stili: sembra quasi "Nothing else matters"...), l'epilogo è un infinito pulviscolo sonoro che trascina il pezzo alla durata record di quasi 19 minuti e mezzo. Il resto sono gorghi vorticosi, grumi velenosi, monolitiche litanie elettriche, accelerazioni thrash metal a tutta velocità (il sadomaso di "Mistress dead", con Lou/Lulu che supplica di essere legato e picchiato). Sembra di vedere Veneri in pelliccia e scintillanti stivali in cuoio (c'è persino una viola elettrica, si direbbe), ma i Velvet e la Factory sono lontani. Altri tempi, altre energie, altri compagni di viaggio. "Lulu" non è neppure "New York" o "Songs for Drella" (o "Kill'em all" o "Metallica", se si giudica il lavoro dall'altro punto di vista). Ma ricordiamoci il passato: il tempo ha rivalutato persino "Metal machine music". Chissà se gli darà ragione anche stavolta.



(Gianni Sibilla/Alfredo Marziano)

TRACKLIST

01. Brandenburg gate
02. The view
03. Pumping blood
04. Mistress dread
05. Iced honey
06. Cheat on me
07. Frustration
08. Little dog
09. Dragon
10. Junior dad
Segui Rockol su Instagram per non perderti le notizie più importanti!

© 2020 Riproduzione riservata. Rockol.com S.r.l.
Policy uso immagini

Rockol

  • Utilizza solo immagini e fotografie rese disponibili a fini promozionali (“for press use”) da case discografiche, agenti di artisti e uffici stampa.
  • Usa le immagini per finalità di critica ed esercizio del diritto di cronaca, in modalità degradata conforme alle prescrizioni della legge sul diritto d'autore, utilizzate ad esclusivo corredo dei propri contenuti informativi.
  • Accetta solo fotografie non esclusive, destinate a utilizzo su testate e, in generale, quelle libere da diritti.
  • Pubblica immagini fotografiche dal vivo concesse in utilizzo da fotografi dei quali viene riportato il copyright.
  • È disponibile a corrispondere all'avente diritto un equo compenso in caso di pubblicazione di fotografie il cui autore sia, all'atto della pubblicazione, ignoto.

Segnalazioni

Vogliate segnalarci immediatamente la eventuali presenza di immagini non rientranti nelle fattispecie di cui sopra, per una nostra rapida valutazione e, ove confermato l’improprio utilizzo, per una immediata rimozione.