«WASTING LIGHT - Foo Fighters» la recensione di Rockol

Foo Fighters - WASTING LIGHT - la recensione

Recensione del 11 apr 2011 a cura di Gianni Sibilla

La recensione

Qualche tempo fa, gli U2 usarono uno slogan per celebrare il loro ritorno al rock, o quantomeno ad una musica più diretta: "We're reapplying for the job of best band in the world". Quel lavoro ad un certo punto della loro carriera, negli anni '80, l'hanno avuto sicuramente; se l'abbiamo ottenuto nuovamente negli anni zero è tutto da vedere. Sta di fatto che se c'è una band che avrebbe potuto fare domanda per quel posto sono i Foo Fighters. Ora, i Foo Fighters non sono gli U2, ma suonano da dio e tutto quello che fanno, lo fanno con stile rock impeccabile, con una naturalezza e un piglio che meriterebbe l'assegnazione almeno temporanea di quel titolo.
Temporanea, perché i Foo Fighters ci sono e non ci sono. "Wasting light" è il primo disco di inediti in quattro anni: se solo avessero un po' più di continuità, e un po' più di paraculaggine melodica e mediatica, i Foo Fighters sarebbero enormi ovunque, invece devono accontentarsi - si fa per dire - di esserlo da qualche parte (soprattutto in Inghilterra) e ogni tanto.
Dissertazioni psuedo-filosofiche a parte, "Wasting light" offre quanto di meglio sanno fare i Foo Fighters: riff micidiali, un tiro che pochi altri hanno, unito a canzoni scritte superbamente. L'album segna un ritorno ad un suono ancora più secco, inciso con piglio da "live in studio": Grohl ha sempre avuto una passione sia per l'hard rock che per il power pop, e lo si capisce fin dalle prime note di "Bridge burning" sul primo versante o da quelle di These days" o "Dear Rosemary" sul secondo. Quest'ultima è cantata con Bob Mould: e non è un caso, visto che gli Husker Du sono uno dei punti di riferimento di Grohl dai tempi dei Nirvana.
Il repertorio del disco non ha passi falsi: in questo album non c'è nulla di sbagliato, persino le presenze in console di Butch Vig (già produttore dei Nirvana) e di Krist Novoselic (Nirvana, ma non c'è bisogno di dirlo) non suonano come trovate pubblicitarie. Perché Grohl, dopo quello che ha già fatto questa band, non deve dimostrare nulla a nessuno.
Se proprio si deve trovare un difetto è che la musica dei Foo Fighters sembra fatta più per l'ascolto dal vivo, dove dà il suo meglio, che su disco, dove alla lunga può essere un po' faticosa. Ma questo è un "problema" che molte band vorrebbero avere, e che avrà una soluzione quando i Foos finalmente verranno in Italia, questa estate al Rock In Idrho il 15 giugno, dopo molto tempo. Fino ad allora "Wasting light" sarà un bel modo di ingannare l'attesa.

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