«ROLLING PAPERS - Wiz Khalifa» la recensione di Rockol

Wiz Khalifa - ROLLING PAPERS - la recensione

Recensione del 11 apr 2011 a cura di Alessandra Zacchino

La recensione

Wiz Khalifa è l’uomo del momento. Il suo singolo “Black and yellow” è schizzato al numero uno della classifica americana, trasformando quello che era un artista conosciuto solo nella scena underground in un rapper richiestissimo anche tra i veterani del genere. Un percorso che non è arrivato dal giorno alla notte, perché Khalifa ha costruito il suo fanbase a suon di mixtape, solidificando sempre più la sua reputazione nella scena hip hop. La svolta è arrivata con “Black and yellow”, potente e straordinario tributo ai colori della sua Pittsburgh, diventato un inno al Superbowl per gli Steelers (football) e infine reiventato nella versione “Purp and yellow” per i Lakers di Los Angeles (basket), infiammando sempre più gli animi e allargando all’ennesima potenza le aspettative per questo album.
In linea generale, lo standard stabilito da “Black and yellow” è talmente alto che un primo ascolto di “Rolling papers” vi lascerà un po’ delusi, a tratti persino annoiati. L’album si apre con il promettente e lungo intro di piano di “When I’m gone” che esprime la filosofia di vita del 23enne di Pittsburgh e ricorda l’incedere di Eminem. Ma è dopo la forza prorompente di “Black and yellow” che l’album prende una piega decisamente diversa, proponendo certe atmosfere e arrangiamenti che riportano alla mente nomi come B.O.B. o Nelly paragoni che, va detto, non sono da intendersi in maniera negativa, ma rendono l’idea della direzione radio-friendly delle canzoni. Perché, sarebbe stato molto più facile per Wiz creare una serie di fotocopie del suo cavallo di battaglia, invece di preferire una raccolta di canzoni eterogenee, per introdurre il suo personaggio al nuovo, ben più vasto pubblico che ora lo segue. Così, mentre era piuttosto prevedibile dal titolo dell’album che il tema portante sarebbe stato quello della passione del nostro protagonista per le canne, stupisce invece la scelta di non circondarsi di collaboratori eccellenti o magari inflazionati. A parte la presenza “dell’anziano” Too $hort (“On my level”) e del team norvegese Stargate (“Black and yellow”, “Roll up” e “Wake up”), “Rolling papers”, si concentra sul mondo di Wiz Khalifa senza troppe intromissioni esterne e punta sui temi che più contano nella vita secondo lui: feste, bella vita, pollastre, droga, alcol a fiumi e molti verdoni. Abbastanza per alimentare i soliti cliché. Wiz però è coerente con la sua scelta stilistica. Non pretende di cambiare la scena radicalmente, ma vuole essere espressione del suo tempo e sfruttare il bagno di popolarità degli ultimi mesi. “Rolling papers” però, sfoggia una certa versatilità e anche una buona dose di canzoni che impazzeranno nelle radio generaliste, come “The race”, “Roll up” e “Fly solo”. E’ un disco diretto e onesto, destinato anche a quanti il rap non lo hanno mai digerito facilmente. Un album destinato a passare di mano in mano.

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