Recensioni / 28 mar 2011

Britney Spears - FEMME FATALE - la recensione

Voto Rockol: 2.5 / 5
Recensione di Franco Bacoccoli
FEMME FATALE
Jive (CD)
Settimo album di studio. Sulla carta non è una notizia eccitante. Sebbene Britney Spears mostri indubbiamente segni di evoluzione e, come ha recentemente riferito ella stessa non ha alcuna intenzione di ripetersi, in teoria la pubblicazione sembra destinata ad un pubblico composto in buona parte da fan e, in parte minore, da acquirenti occasionali sollecitati dai singoli "Hold it against me" e "Till the world ends".
Posto che Brit è sì personaggio pubblico di Serie A, che di lei continuano tutti a parlare come e più di cinque o otto anni fa, la 29enne artista USA non è esattamente una Madonna capace di reinventarsi - magari cambiando del tutto genere - ad ogni nuova emissione discografica. Teoricamente, quindi, il disco non è certo tra gli acquisti irrinunciabili del 2011.
Su "Femme fatale" la cantante ha iniziato a lavorare già nel 2009, ponendo la prima pietra subito dopo la fine del tour per "Circus". Da lì in poi si sono avute indicazioni contrastanti, con produttori coinvolti e giubilati (Jon Asher, che promise un nuovo stile che definito 'epic-pop'", poi sostituito da Danja, a sua volta poi eliminato a favore di un team di diversi produttori, composto tra gli altri da DJ Luke, Max Martin e Shellback).
Britney Spears ha costruito un lavoro che si presta, ci sembra, a due chiavi di lettura. Da una parte il disco può essere visto come un monumento all'electropop, con la sua voce spesso robotizzata o comunque trattata, con un beat a palla che quasi sempre non concede requie. Da questo punto di vista, per i fedelissimi o per chi cerca un prodotto spensierato e allegro, ballabile ed easy, è una pacchia. Qui c'è veramente da sguazzare, è dance-festa grande dal primo pezzo all'ultimo con le sole eccezioni dell'eccellente "Criminal", che conclude l'edizione standard, e della melodica "He about to lose me", che però si manifesta nella sola edizione deluxe. Dall'altra parte, per coloro i quali prediligono un ascolto attento e si attendono canzoni "tradizionali", che aspettano il disco con curiosità e magari con trepidazione, non ci siamo proprio. La direzione è, tolte le due canzoni di cui sopra, monolitica. E la bussola punta sempre nella direzione della più vicina discoteca. Perfetto da ballare, da sentire in iPod o in auto, "Femme fatale" mal si adatta ad altri impieghi. Da "Inside out" a "I wanna go", da "(Drop dead) Beautiful" che non sfigurerebbe nel repertorio di Rihanna a "How I roll" che -nel bene e nel male- si muove in territori Black Eyed Peas, è tutta dance; declinatela con le sfumature che vi pare (electropop, dance-pop evoluto, contemporary pop da party), ma alla fine rimane sempre un disco per ballare e veramente poco altro. "Trip to your heart" è un'escursione prossima ai temibili sentieri dell'eurodisco, "Trouble for me" ha un bell'incedere ma siamo sempre in quel solco; con "Gasoline" la zuppa è ancora quella e "Seal with a kiss" scorre senza sussulti. Si riprende (per fortuna) quota con "Selfish", sempre dance ma senza esasperazioni e con risvolti gradevoli, e l'urgente "Don't keep me waiting", pezzo particolare e sfizioso. Insomma, un disco che può piacere o meno, a seconda dell'interpretazione che scegliete di dargli: al pubblico l'ultima parola.