«RELENTLESS RECKLESS FOREVER - Children of Bodom» la recensione di Rockol

Children of Bodom - RELENTLESS RECKLESS FOREVER - la recensione

Recensione del 14 mar 2011 a cura di Andrea Valentini

La recensione

La tentazione di una recensione stile calendario di Frate Indovino è fortissima... sarebbe breve, concisa, ficcante e - per chi ha orecchie per intendere - altamente esplicativa. Per la precisione, Frate Indovino scriverebbe un evergreen "Prendi l'arte e mettila da parte", per descrivere questo "Relentless reckless forever" dei finlandesi Children Of Bodom.
Ovviamente, siccome questo è Rockol e non un calendario per novantenni con pulsioni catto-pagane, andremo di sicuro ad analizzare meglio questo lavoro - il settimo in studio per la band. Siamo di fronte a un disco di melodic death che tocca praticamente la maggior parte degli altri sottogeneri del metal (thrash, power, neoclassic, prog, glam) con grande disinvoltura, scioltezza e - soprattutto - un mestiere da consumati professionisti. È proprio questo mestiere che consente ai Bambini di Bodom di uscire da una impasse che durava già da almeno due album, ossia la palese (e francamente sciocca) deriva rispetto al modello che li aveva portati all'apice di "Hate crew deathroll" (2003): così in "Relentless reckless forever" hanno giocato in sottrazione eliminando l'ossessiva, forzata, ricerca della hit commerciale, facendo a meno degli additivi a base di New Wave Of American Heavy Metal e accantonando il groove metal.
Alcuni fan più hardcore, oggettivamente, non hanno ancora superato l'impatto negativo coi due dischi precedenti (da molti addirittura odiati), quindi anche di fronte a questo nuovo lavoro non potranno fare altro che pensare "non torneranno mai al top"; ma l'album è piuttosto solido (anche se decisamente non impeccabile), melodico, a tratti divertente, ma anche heavy e violento. Riunisce, insomma, tutte le caratteristiche che ci si aspettano in una band di melodic death metal moderno.
Tutto ok , dunque? Non proprio. A onor del vero la sensazione finale, dopo l'ascolto, è bizzarra: il disco è piacevole, scorre bene, regala momenti di pura euforia metallica, ha un suo climax e una personalità. Ma nel giro di poche ore l'impressione positiva evapora, lasciando soltanto traccia di qualche riff che ti resta in testa e riaffiora nei momenti più impensabili. È come se Alexi Laiho (leader, chitarrista prodigio e compositore della band) avesse improvvisamente ritrovato una formula persa e dimenticata in qualche tasca interna del chiodo, e stesse lentamente tornando a prenderci confidenza, facendo ricorso a tutto il suo talento e ai trucchi imparati in anni di metallica attività (e qui torniamo al concetto di "mestiere", a cui si accennava in apertura).
Probabilmente l'approccio più corretto per avvicinarsi a "Relentless reckless forever" è considerarlo al netto di ciò che lo ha preceduto (nei limiti del possibile): in questa maniera emerge la sua natura di lavoro coerente, compatto, semplice e forse solo un po' ruffiano. Ma ovviamente - salvo il caso in cui non si siano mai ascoltati prima i COB - è un esperimento davvero arduo da condurre.
Per cui torniamo circolarmente a Frate Indovino, facciamogli indossare un bracciale borchiato e una t-shirt dei Pantera, e assimiliamo la sua lezione: il mestiere è fondamentale in questo disco, lo si sente palpabilmente e lo si respira... ma come è noto non è l'unica componente richiesta per sfornare album memorabili. E infatti "Relentless reckless forever" non è destinato di sicuro alla storia, ma non è assolutamente un disco mal riuscito. La band è tornata alle radici, in un tentativo di riavvicinarsi alla propria identità: ed è già un ottimo inizio. Resta da capire se mai Laiho e compari riusciranno a riappropriarsi della loro gloriosa anima e riusciranno a scrollarsi di dosso l'odiosa etichetta di "band per ragazzini" che da molti è stata loro affibbiata.

Segui Rockol su Instagram per non perderti le notizie più importanti!

© 2020 Riproduzione riservata. Rockol.com S.r.l.
Policy uso immagini

Rockol

  • Utilizza solo immagini e fotografie rese disponibili a fini promozionali (“for press use”) da case discografiche, agenti di artisti e uffici stampa.
  • Usa le immagini per finalità di critica ed esercizio del diritto di cronaca, in modalità degradata conforme alle prescrizioni della legge sul diritto d'autore, utilizzate ad esclusivo corredo dei propri contenuti informativi.
  • Accetta solo fotografie non esclusive, destinate a utilizzo su testate e, in generale, quelle libere da diritti.
  • Pubblica immagini fotografiche dal vivo concesse in utilizzo da fotografi dei quali viene riportato il copyright.
  • È disponibile a corrispondere all'avente diritto un equo compenso in caso di pubblicazione di fotografie il cui autore sia, all'atto della pubblicazione, ignoto.

Segnalazioni

Vogliate segnalarci immediatamente la eventuali presenza di immagini non rientranti nelle fattispecie di cui sopra, per una nostra rapida valutazione e, ove confermato l’improprio utilizzo, per una immediata rimozione.