«COLLAPSE INTO NOW - R.E.M.» la recensione di Rockol

R.E.M. - COLLAPSE INTO NOW - la recensione

Recensione del 08 mar 2011 a cura di Gianni Sibilla

La recensione

Il “ritorno alla forma”… “un disco classico”, “il nuovo capolavoro”: avrete letto già diverse definizioni del nuovo disco dei R.E.M.. Uno dei dati di questa era digitale non è solo la facilità con cui ci arriva la musica, ma anche la facilità con cui si danno giudizi, magari dopo avere ascoltato qualche canzone in rete, magari con una pessima qualità.
“Collapse into now” esce oggi, 8 marzo, a tre anni quasi esatti di distanza da “Accelerate”, e dopo una lunga serie di anticipazioni sul web. Questo disco, il 15° di inediti del gruppo, è molto di più di queste definizioni sintetiche – o anche molto di meno, nel caso vi aspettiate qualcosa di rivoluzionario. “Collapse into now” è un ottimo disco, apparentemente immediato, ma che richiede invece diversi ascolti per coglierne tutte le sfumature. E ciò nonostante è, per certi versi, molto di maniera: il suono della band è riconoscibilissimo, e nelle 12 canzoni sono rappresentate tutte le identità sonore del gruppo.
Ecco, se volessimo riassumere in due concetti secchi “Collapse into now”, potremmo dire che è il disco più vario del gruppo da quindici anni a questa parte e che oggi i R.E.M. non sono niente di più e niente di meno che dei grandi artigiani della canzone.
“Collapse into now” è infatti un disco “song-oriented”: la band, questa volta è partita dalle canzoni, piuttosto che dal suono, in parte rinunciando a quella omogeneità di stile che aveva caratterizzato le prove precedenti (l’elettronica vintage di “Up”, i suoni solari di “Reveal”, la stratificazione di “Around the sun”, il rock compresso di “Accelerate”). Il risultato è un disco con ottimi brani su cui la band ha lavorato per sottrazione, togliendo più che aggiungendo.
In “Collapse into now” trovate reminescenze di diverse fasi della storia del gruppo: il rock teso di “Discoverer” riporta a “Green”, gli arpeggi di “All the best” e “Mine smell like honey” riportano agli esordi, “Oh my heart” ad “Automatic for the people”, e così via, fino al capolavoro finale, “Blue”: una sorta di seguito di “Country feedback”, con uno spoken word psichedelico su cui entra, devastante per impatto emotivo, la voce di Patti Smith. Una menzione speciale va a “Everyday is yours to win”, un gioiello di grazia sonora e melodica che rappresenta bene la linea tematica del disco, ricorrente in diverse canzoni: vivere il presente, vivere la quotidianità nel miglior modo possibile (“Everyday is new again/Every day is yours to win/that’s how heroes are made”).
E, sì, è un gran bel disco, questo “Collapse into now”. Ma lo è soprattutto per come i R.E.M. riescono a fregarti ogni volta, cesellando le canzoni come dei veri artigiani. Prendete “It happened today”, che sembra semplice semplice, con quel crescendo dritto e inarrestabile. E invece, se la ri-ascolti rivela diversi sottofondi nascosti, un lavoro ed un pensiero che solo l’esperienza di una grande band può mettere in piedi (se volete capirlo, provate a scaricare i file per remixare la canzone). E così ogni canzone è immediata, ma con dettagli che cogli solo al secondo, terzo o quarto o quinto ascolto. In questo ha sicuramente aiutato la produzione di Jacknife Lee, che aveva già dato nuova linfa alla band su “Accelerate”. La mano del produttore irlandese si sente, nel bene e anche nel male: infatti in alcuni brani – soprattutto quelli rock – il suono è nuovamente molto compresso, poco dinamico, e dà un tono un po’ scuro al tutto, lasciando la voce di Stipe un po’ indietro.
I R.E.M. hanno già passato il climax della loro carriera, i loro capolavori li hanno già prodotti e a quei livelli non torneranno mai più, né gli si può chiedere di farlo. Però questa volta il gioco gli riesce bene, eccome se gli riesce bene. “Collapse into now” è un disco solido, sotto ogni aspetto. Ce ne fossero, di band che hanno la classe e la grazia dei R.E.M., che riescono a far album come questo dopo 30 anni di carriera.

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