«HO SOGNATO TROPPO L'ALTRA NOTTE? - Mauro Ermanno Giovanardi» la recensione di Rockol

Mauro Ermanno Giovanardi - HO SOGNATO TROPPO L'ALTRA NOTTE? - la recensione

Recensione del 22 feb 2011 a cura di Gianni Sibilla

La recensione

Back to the future: assistendo ai passaggi dei La Crus a Sanremo, si aveva l’impressione di ritornare indietro nel passato, con una canzone d’altri tempi, uscita direttamente da qualche programma RAI degli anni ’60. Se il regista avesse virato le immagini in bianco e nero, l’illusione sarebbe stata completa.
Ascoltando “Ho sognato troppo questa notte?”, il disco di Mauro Ermanno Giovanardi (la reunion dei La Crus è stata estemporanea, la canzone è compresa nel disco del cantante) la sensazione è la stessa. Ma non prendetela come una cosa negativa, anzi: le atmosfere vintage di questo disco sono uno dei suoi migliori pregi.
Il disco si apre “Io confesso”, poi arriva “Se perdo anche te” una bella cover di “Solitary man”, uno dei cavalli di battaglia di Neil Diamond, con un arrangiamento molto simile alla versione che ne diede (guarda caso) Gianni Morandi, con gli archi che prendono il posto dei fiati. Non è l’unica di quel genere molto in voga negli anni '60, le “cover italianizzate”: c’è anche “Bang bang”, che venne rifatta al tempo in italiano da Dalida, dai Corvi e dall'Equipe 84 e qua riproposta assieme a Violante Placido, in due versioni, di cui una "western", battezzata "Ok Corral". Sono cover che danno perfettamente il quadro di riferimento di Giovanardi: la canzone italiana degli anni ’60, che filtra il mondo di Scott Walker, Neil Diamond, Nancy Sinatra.
La voce di Giovanardi è perfetta per questo mondo, è il risultato è un disco che è un piccolo gioiello anche e soprattutto nei brani originali, che giocano con sontuosi arrangiamenti d’arco, twang-guitar, fiati, con un sound contemporaneamente retrò e moderno, grazie alla produzione di Roberto Vernetti e Leziero Rescigno. Non c’è più nessuna traccia di quell’elettronica applicata alla canzone d’autore, che era il marchio di fabbrica dei primi La Crus. C’è solo la canzone d’autore. Ma il fatto è che in Italia non c’è nessuno che abbia saputo prendere questa tradizione dei rock-crooner e degli interpreti e italianizzarla con credibilità: questo disco colma un grosso vuoto, e canzoni come “Un garofano nero” “Il diavolo” lo dimostrano.
Insomma, questo è un disco che va ben oltre Sanremo e “Io confesso”; è un disco con un’idea musicale forte, con ottime canzoni scelte bene e arrangiate meglio, con un cantante dalla voce calda e perfetta per questo genere di canzoni. Chapeau.

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