«VIVA I ROMANTICI - Modà» la recensione di Rockol

Modà - VIVA I ROMANTICI - la recensione

Recensione del 22 feb 2011 a cura di Gianni Sibilla

La recensione

I percorsi della musica italiana sono strani, ogni tanto. I Modà, per esempio: sono in giro da 10 anni, e fino a poco tempo fa sono stati ampiamente snobbati: per esempio, passarono a Sanremo nel 2005 tra i giovani, venendo eliminati, e sicuramente per anni non hanno ottenuto il riconoscimento popolare e da parte dei media che pensavano di meritare. Ma Kekko e soci hanno perseverato, e negli ultimi tempi sono diventati un caso, con un paio di singoli molto trasmessi dalle radio e un tour da tutto esaurito; infine l’approdo a Sanremo da favoriti e un disco – questo “Viva i romantici” – che ha superato le 100.000 copie in prenotazione. Merito anche del nuovo contratto discografico con la Ultrasuoni, etichetta fondata da tre radio nazionali (Radio Italia, RDS, RTL), che ha conseguentemente garantito una ottima copertura radiofonica.
Però non può essere tutto qua, ovviamente. E allora l’ascolto del disco diventa interessante per cercare di capire il fenomeno. E le canzoni di “Viva i romantici” suggeriscono che i Modà abbiano avuto fortuna grazie all’aver trovato una via al rock melodico italiano. Sembra un ossimoro, sembrano termini in contraddizione, ma è così: le canzoni dei Modà, a partire da quella sanremese (con e senza Emma), cercano quell’afflato epico tipico di certo rock anglosassone fatto di chitarre e atmosfere dilatate, unendole con melodie tipicamente italiane. E’(anche) questo il motivo della loro fortuna presso il pubblico: prendere la lezione dei Coldplay, dei primissimi Radiohead (quelli di “High & dry”, per intenderci) e innestarla su canzoni figlie della tradizione nazionale. Lo dimostra perfettamente la title-track, o “Sono già solo” (che ricorda molto i Negramaro, altra band che molto deve a questo mondo) o “La notte”, i due singoli che hanno decretato il successo degli ultimi mesi. C’è un grande lavoro di produzione su queste canzoni che sono impeccabili nei suoni: il produttore artistico del disco è Orazio Grillo, in arte Brando, vecchia volpe del rock italiano, proveniente da quella scuola catanese che tanto ha dato alla nostra musica. Le voce di Kekko Silvestri è altrettanto impeccabile, melodica e aggressiva quanto basta per una musica del genere (anche se il duetto sanremese con Francesco Renga ha fatto probabilmente più male che bene al gruppo, perché la voce del bresciano dà punti a praticamente qualunque altro cantante italiano, cosa riconosciuta dallo stesso Silvestri in conferenza stampa a Sanremo che ha candidamente ammesso che gli avrebbe lasciato cantare tutta la canzone).
Forse quello che convince meno è la scrittura dei testi, con passaggi come “Forse si è quel mio essere un po' bastardo che/se ci penso è quello che che che che/ti piace di me/Spogliati/senza dolcezza e senza regole/e poi giurami che che che che/tu sei pazza di me” (“Vittima”) o “Buonanotte a tutti quelli come me/che per sognare non han più bisogno neanche di dormire/E basta non guardare/tutto questo male che/in tv ci fan vedere/e basta non restare/coi piedi saldi a terra e/lasciar piu spazio all'illusione” (“Viva i romantici”). Frasi che melodicamente funzionano, che sono cantabilissime, ma messe su carta insomma non convincono, ci perdonerete...
Detto questo, onore ai Modà per la tenacia, per essere riusciti a trovare una propria strada musicale, quella di un rock nazional popolare di cui questo disco è la perfetta rappresentazione.

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