«SHEIK YERBOUTI - Frank Zappa» la recensione di Rockol

Frank Zappa - SHEIK YERBOUTI - la recensione

Recensione del 01 dic 2010

La recensione

Per reperire fondi con cui finanziare le sue produzioni più sperimentali, che necessitavano di investimenti tecnologici dispendiosi, fra la fine degli anni Settanta e l’inizio degli anni Ottanta Zappa registrò svariati dischi in cui le canzoni arpeggiano sui temi licenziosi e salaci che costituivano un elemento frequente delle sue esibizioni dal vivo. Fra questi dischi (“Apostrophe”, “Over-nite sensation”...), il doppio “Sheik Yerbouty” (con il titolo che allude a “Shake your booty”, una delle frasi-slogan della disco music allora imperante) è uno dei primi, e il migliore.
I brani più riusciti sono la satira (appunto) della disco “Dancin’ fool”, nominata per i Grammy; la molto discussa “Jewish princess” e la controversa “Bobby Brown goes down”, che tratta di pratiche sadomasochistiche gay.
Il “politicamente scorretto” zappiano è più in mostra che mai specialmente nelle ultime due canzoni citate, e forse è anche per questo che “Sheik Yerbouty” è il secondo disco più venduto di sempre nella sua discografia. Satira sociale, allusioni sessuali e melodie cantabili sono le basi dell’album: un prodotto, come lo definì l’autore, di “dumb entertainment”, che è anche (e forse proprio per questa ragione) uno dei più accessibili al grande pubblico dell’intera produzione zappiana; senza per questo che ne risentano la qualità della musica e l’intelligente umorismo dei testi.

Riccardo Bertoncelli dice:
“Zappa è in gran forma e sigla il suo miglior disco da molti anni in qua, capace perfino di una puntatina nei Top 50. Merito della inesausta fantasia dell'artista, del suo innovativo gusto di montaggio sonoro (che definisce "xenocrony") e anche di una rinnovata band che schiera alcuni assi: il chitarrista Adrian Belew, per esempio, il tastierista Tommy Mars, Terry Bozzio alla batteria”.

TRACKLIST

02. Flakes
07. Rat Tomago
10. Rubber shirt
11. The Sheik Yerbouti tango
13. Trying' to grow a chin
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