«RICOVERI VIRTUALI E SEXY SOLITUDINI - Marlene Kuntz» la recensione di Rockol

Marlene Kuntz - RICOVERI VIRTUALI E SEXY SOLITUDINI - la recensione

Recensione del 22 nov 2010 a cura di Gianni Sibilla

La recensione

Questo è un disco inattuale. Non nel senso a cui si può pensare di primo acchito: il ritorno delle chitarre, oppure le parole della prima canzone.
“Ricoveri virtuali e sexy solitudini”, l’ottavo album di inediti dei Marlene Kuntz, si apre con “Ricovero virtuale”, canzone con considerazioni controcorrente sulla deriva della musica. Considerazioni in larga parte condivisibili, che certo colpiscono per la loro schiettezza (“Quanta roba hai scaricato? Quanto poco hai ascoltato? E quanta merda andrai a gettare nel tuo ricovero virtuale?”). Ma no, questo disco non è inattuale perché va contro la rete. E’ inattuale nel senso pieno e non negativo del termine - quello di Nietzsche, se volessimo fare i filosofi. Un disco fatto fregandosene delle mode imperanti, che non si preoccupa di urtare la sensibilità degli ascoltatori (“Che pensino a scopare i farisei dell’indie rock, le anti-sbrodoline snob, gli alternativi a pacchi e stock”, canta Godano in “Pornorime”). E’ un disco-disco, come lo sono sempre stati gli album dei Marlene: opere complete, con una loro logica e un loro filo conduttore. In questo caso il filo è molto diverso dal lirisimo e dalle sperimentazioni di “Uno”, ultimo album di studio (2007). Il filo in questo caso è la schiettezza, non solo a parole ma musicale: canzoni dritte, secche, dirette come forse i Marlene non ne hanno fatte mai. Rock chitarristico, ma di quello che si può solo fare con l’esperienza di una carriera lunga e complessa.
E’ un disco con il doppio fondo, con brani come “Orizzonti”, “Io e me”, o “Un piacere speciale” che ad un primo livello sono canzoni-canzoni, incise rispettando il più possibile la performance. Ma c’è un secondo livello, più nascosto, fatta della profondità del suono, che è chitarristico e rock, ma comunque stratificato, con una serie di finezze sonore che richiedono diversi ascolti per essere apprezzati – e in questo, hanno raccontato i Marlene, si sente la presenza di Howie B – il DJ con cui la band ha già lavorato al progetto Beautiful, che qua si “limita” a fare il produttore – enfatizzando le sfumature e i dettagli. Da questo punto di vista, il vero capolavoro del disco è “L’artista”: una canzone che parte lenta e sinuosa, per svilupparsi in un crescendo finale che è anche il crescendo della storia. Quella canzone è la perfetta sintesi della ricerca tra parole e musica, significato e formache da sempre fa parte dell'identità dei Marlene. Una ricerca che si ritrova ancora una volta in questo album, con nuove sfumature.

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