«TOMORROW MORNING - eels» la recensione di Rockol

eels - TOMORROW MORNING - la recensione

Recensione del 06 set 2010 a cura di Giuseppe Fabris

La recensione

“Come può essere questa la fine, se domani ci sarà un'altra mattina?”
Pare che sia questa la domanda alla base della realizzazione di “Tomorrow morning” l'album che chiude una trilogia pubblicata dagli eels in poco più di un anno di tempo: da giugno 2009 (“Hombre lobo”), gennaio 2010 (“End Times”) fino a oggi.
Tra album molto differenti che nella visione di questo cantautore rappresentano un viaggio attraverso altrettante fasi: il desiderio, la forza primigenia (il rock), la perdita, la malinconia (il folk acustico), e la redenzione, l'ottimismo e la ricerca di un nuovo futuro rappresentati dall'elettronica e il pesante impiego di batterie elettroniche e campionamenti.
“Tomorrow morning” è uno di quei mondi paralleli teorizzati dal padre di E (Mark Oliver Everett), il fisico Hugh Everett III, la cui morte l'ha privato non solo della vita, ma anche di un probabile Nobel, per uno studio ancora attuale sulla fisica quantistica. Un mondo parallelo in cui questo prolifico cantautore cerca di rileggere le sue ormai classiche melodie attraverso nuovi mezzi.
Certo, nuovo non significa per forza migliore, e difatti questo disco mostra un po' di stanchezza, forse dovuta all'ipertrofica mole di canzoni scritte per questa opera non certo monumentale. Mr.E ha sempre mostrato di ricavare il meglio da sé quando si è concesso più tempo per produrre un disco, mentre qui, dopo due episodi sicuramente buoni come “Hombre lobo” e “End times”, sembra tirare un po' la corda, ripescando schemi melodici un po' logori, tendendo così alla ripetizione.
Chiarito questo punto fondamentale, bisogna ricordarci che stiamo parlando di un disco nuovo degli eels, e quindi, per quanto deludente possa essere, contiene comunque delle canzoni che rendono merito al talento del cantautore californiano come “Spectacular girl”, che risolleva l'ascoltatore dopo un inizio barcollante composto dalla dolcezza sospesa di “I'm a hummingbird”, dall'insignificante “The morning”, e dall'altalenante “My baby loves me”.
“What I have to offer” è una classica ballata alla eels, bella ma non originale, “This is where it gets good” è dimenticabile, mentre “Oh so lovely” ci restituisce il cantautore malinconico e meraviglioso che abbiamo conosciuto, capace di farci sorridere con il soul-rock di “Looking up”, di accarezzarci con canzoni come “That's not her way”.
Il finale dolce e ottimista di “Mistery of life” ci riappacifica con un disco che non ha certamente mostrato il potenziale degli eels, ma certamente non ci può che incoraggiare il prossimo capitolo della storia di questo musicista barbuto.

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