«100 MILES FROM MEMPHIS - Sheryl Crow» la recensione di Rockol

Sheryl Crow - 100 MILES FROM MEMPHIS - la recensione

Recensione del 27 lug 2010

La recensione

Kennett, Missouri, dista più o meno cento miglia da Memphis, due d’ore d’auto attraverso campi coltivati e grandi pianure. Abbastanza vicino da captare le frequenze radio che negli anni ’60 e ‘70 diffondevano nell’etere l’autentico Southern soul. La musica di Otis e di Aretha, della Stax/Volt e della Hi Records, gloriose fabbriche musicali locali. Se sei nato in un posto così, non puoi liberarti di quell’imprinting musicale. Sheryl Crow, infatti, non se n’è dimenticata, e oggi sforna un disco – il settimo in carriera – che è un esplicito, affettuoso omaggio a quei vivi ricordi infantili e adolescenziali, a quelle radici e a quel superlativo sound . Voleva un album “nero” e soul, funky e sexy. C’è riuscita, diciamo, per tre quarti: perché “100 miles from Memphis” è molto gradevole e accattivante ma resta al bivio tra la voglia di svoltare e il timore di spiazzare i fan, tra il desiderio autentico di abbeverarsi alla fonte e l’obbligo di tenere d’occhio le classifiche (ci sono un curriculum e una casa discografica con cui fare i conti). E’ un disco solare, arioso, ballabile, ottimista e coraggiosamente poco radiofonico, dal momento che la maggior parte dei brani tocca o sfora i 5 minuti di durata. Con un bel bouquet di canzoni estive, che sembrano diventate una specialità della casa: e bisogna subito dire che lo spensierato nuovo singolo “Summer day”, ideale colonna sonora di una radiosa giornata trascorsa al parco tra musica, bimbi e coppie innamorate (come nel videoclip) è decisamente meglio della slavata “Soak up the sun” di otto anni fa. Merito anche di Doyle Bramhall II (già nella band di Eric Clatpon) e di Justin Stanley (Beck), due “sudisti” come lei che la quarantottene rockeuse ha voluto in cabina di regia a modellare un impasto sonoro caldo e sensuale, con tante chitarre e tastiere analogiche, fiati onnipresenti, archi e grooves morbidamente rotolanti. Non un recupero archeologico dei suoni vintage; piuttosto, come scrive il Los Angeles Times, riveduto e corretto per la “generazione post hip-hop”. Fatto sta che da molto tempo, forse addirittura dagli esordi felici di “Tuesday night music club”, la seducente Sheryl non appariva così sciolta e rilassata (sarà la battaglia vinta contro il cancro, sarà il superamento della rottura sentimentale con Lance Armstrong o la gioia che le portano i due bimbi adottati, chissà); la bella voce stropicciata e arrochita non può certo mettersi a competere con le ugole potenti delle soul divas di ieri e di oggi ma la signorina Crow ha dalla sua l’esperienza e il fascino del “vissuto”. E budget importanti, nonché amicizie altolocate. Per dire: Justin Timberlake , che a Memphis ci è nato, gorgheggia in controcanto in una cover funkeggiante di “Sign your name”, hit anni ’80 di Terence Trent D’Arby trasformato in un omaggio ad Al Green. Mentre la chitarrina che scandisce il tempo reggae di “Eye to eye” è pizzicata nientedimeno che da Mr. Riff in carne ed ossa, Keith Richards, mentore della prima ora della cantautrice materializzatosi durante le sessions negli hendrixiani studi newyorkesi Electric Ladyland. Carine tutte e due, comunque non le cose migliori di un album che parte a spron battuto e sotto i migliori auspici con “Our love is fading”: qui il modello dichiarato sono gli incendiari 45 giri Stax di Sam & Dave, le parole del testo (“you keep me hangin’ on”, “night time” che fa rima con “right time”) giocano con la Storia ma il risultato assomiglia di più a una via di mezzo tra Delaney & Bonnie, Bonnie Raitt e i Fleetwood Mac: insomma, ci siamo capiti, è un pezzo che funziona. In “Long road home” e in “Say what you want” – l’episodio più “politico”: una freccia scoccata, pare, all’indirizzo dell’ultraconservatrice Sarah Palin – il piede continua a battere il ritmo, sax e trombe pompano altri riff ma Sheryl si ricorda degli altri suoi amori da ragazza bianca, il country e il folk rock. E’ solo un attimo, perché nelle good vibrations californiane e un po’ hippie di “Peaceful feeling” sembra rivivere la “Everyday people” di Sly & the Family Stone. Per arrivare a un “lento” (anzi due, gli unici della raccolta) bisogna attendere il brano n.8, “Stop”, una ballad pianistica che la Crow – caso unico nel disco – ha scritto da sola e che interpreta con esemplare dedizione tra pause, fermate e ripartenze di sicuro effetto drammatico. Come torch song però è meglio “Sideways”, notturno e avvolgente r&b molto amato dal cinema e dalla televisione (Gabriele Muccino l’ha inserita nella colonna sonora di “Baciami ancora”) nell’interpretazione del suo autore Citizen Cope, qui assorto e concentrato nel ruolo di controparte vocale. Un’altra cover, non l’ultima e neanche la più sorprendente: Sheryl, che a inizio carriera fece la corista per Michael Jackson , ne onora la memoria ripescando la contagiosa “I want you back” dei Jackson Five e replicando quasi alla perfezione il falsetto del Re del Pop. Divertente, ma che sarebbe successo se la Crow e i suoi collaboratori avessero osato di più, togliendo definitivamente il piede dal freno? Qualcosa di simile a “Roses and moonlight”, probabilmente: un intreccio di organo, percussioni e chitarra wah wah che ricorda i CSNY di “Questions” (la seconda parte di “Carry on”), seguito da una lunga coda improvvisata e ultra funky in puro stile Sly. La cosa più sorprendente e meno mainstream che la Crow abbia mai inciso.



(Alfredo Marziano)
Segui Rockol su Instagram per non perderti le notizie più importanti!

© 2020 Riproduzione riservata. Rockol.com S.r.l.
Policy uso immagini

Rockol

  • Utilizza solo immagini e fotografie rese disponibili a fini promozionali (“for press use”) da case discografiche, agenti di artisti e uffici stampa.
  • Usa le immagini per finalità di critica ed esercizio del diritto di cronaca, in modalità degradata conforme alle prescrizioni della legge sul diritto d'autore, utilizzate ad esclusivo corredo dei propri contenuti informativi.
  • Accetta solo fotografie non esclusive, destinate a utilizzo su testate e, in generale, quelle libere da diritti.
  • Pubblica immagini fotografiche dal vivo concesse in utilizzo da fotografi dei quali viene riportato il copyright.
  • È disponibile a corrispondere all'avente diritto un equo compenso in caso di pubblicazione di fotografie il cui autore sia, all'atto della pubblicazione, ignoto.

Segnalazioni

Vogliate segnalarci immediatamente la eventuali presenza di immagini non rientranti nelle fattispecie di cui sopra, per una nostra rapida valutazione e, ove confermato l’improprio utilizzo, per una immediata rimozione.