«FURTHER - Chemical Brothers» la recensione di Rockol

Chemical Brothers - FURTHER - la recensione

Recensione del 21 giu 2010 a cura di Ercole Gentile

La recensione

Verrebbe da dire “finalmente!” oppure “bentornati!”. Già, perchè dopo un album discreto (“Push the button”, 2005) ed uno alquanto mediocre (“We are the night”, 2007), i Chemical Brothers sono davvero tornati in forma.
Sarà che questa volta le aspettative con le quali mi sono avvicinato a “Further” (settimo capitolo discografico del duo inglese, esclusa la raccolta “Brotherhood”) erano davvero basse dopo le non esaltanti ultime prove, sarà che questa volta i “fratelli chimici” non si sono dilungati troppo (solo otto episodi) e non hanno invitato ospiti ed eccomi così felice di rivedere i miei pregiudizi sul loro nuovo lavoro.
Sia ben chiaro, anche questa volta Tom Rowlands e Ed Simon non hanno rivoluzionato il loro sound o inventato nulla di nuovo, ma è come se fossero maggiormente diretti, senza troppi fronzoli, quasi avessero pensato: “Ok, volete ballare? Ecco qua”.
L'album è aperto da “Snow”, una lunga intro che si fonde con “Escape velocity”, uno di quei brani con cui i Chemical Brothers ci avevano fatto sognare alla fine degli anni Novanta, una cavalcata psichedelica di dodici minuti tutta da ballare ad occhi chiusi, sulla scia della leggendaria “Private psichedelic reel”. Da brividi in cuffia, chissà dal vivo.
“Another world” succhia linfa dai Daft Punk, “Dissolve” è uno dei brani più “chimici” del lotto, tipico incrocio tra elettronica, chitarre, batteria rock e le caratteristiche ripartenze a suon di beat. Le percussioni finali scemano in “Horse power”, altro episodio riuscitissimo: una botta in faccia, sonorità pesanti che sfiorano la techno con solo qualche breve intermezzo di respiro. Con “Swoon” si va in direzione contraria, verso sonorità più pop che ricordano anche stavolta il french-touch, mentre “K+D+B” è breakbeat imbevuta nel più algido kraut-rock. Chiudono in stile british Tom e Ed, con gli splendidi echi new-wave di “Wonders of the deep world”.
Otto brani quindi, tutti a loro modo degni di nota. “Further” non inventa nulla, ma finalmente riporta i Chemical Brothers all'attualità: “Dig your own hole”, “Surrender” e “Come with us” restano sempre lì, intoccabili, ma ora forse possiamo aggiungere un “ulteriore” tassello.

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