«RAY OF LIGHT - Madonna» la recensione di Rockol

Madonna - RAY OF LIGHT - la recensione

Recensione del 18 mar 1998

La recensione

Madonna apparentemente centellina le sue apparizioni, eppure è dappertutto e riesce a sbarcare per cinque minuti perfino a Sanremo. Sembra tutta assorbita dalla sua nuova missione - quella di mamma - ma è circondata dai collaboratori più trendy che le classifiche possano fornire. I suoi nuovi capelli sono neri e lisci, anzi no: sono biondi e mossi come si addice alla Material Girl prima maniera.

Madonna sa reinventare se stessa come, nel mondo del pop, ha saputo fare solo David Bowie. E sia Veronica Ciccone sia il Duca Bianco guardano verso la stessa stella polare: il business, vero faro-guida delle loro scelte di carriera. Fatto inconsueto per i più, però, spesso questa mossa riesce loro con sorprendente dignità artistica - o, forse, anche questa è manipolazione allo stato dell’arte.

"Ray of light" è l’album della maternità, quello con cui Madonna sbandiera al mondo la sua nuova condizione spirituale, l’appagamento dopo anni patinati e senza scrupoli: l’arduo compito di tracciare un solco tra presente e passato è delegato soprattutto ai testi dei nuovi brani, in special modo a quello di "Substitute for love", dove la piccola Lourdes assurge definitivamente a centro dell’universo dell’artista. Ma, per quanto riguarda la musica, è tutto un altro discorso: signore e signori, permettete a Madonna di dare il benvenuto a William Orbit, mago del suono della nouvelle vague britannica, re del trip hop, imperatore della jungle, signore del computer. L’esperimento è interessante, anche se la nostra potrebbe essere accusata dall’Alta Corte del Rock and Roll di "tentativo di indebita appropriazione di tendenze altrui" (e lo sanno bene i Prodigy, che non si lasciano coinvolgere dalla padrona della casa discografica per cui lavorano!). Dall’alto della sua classe e della sua consumata esperienza, da "Ray of light" a "Frozen" e in ogni altro pezzo che glielo consenta, Madonna dà un senso agli ossessivi sintetizzatori di Orbit con quelle pennellate di pop alle quali non potrà mai rinunciare.

Trionfo su tutta la linea, quindi? No, perché manca l’hit record da ricordare - dopo tutto, per quanto determinata a essere protagonista di un rientro in grande stile, avrebbe mai potuto rifare "Holiday"?

Certo che no. Però non si era mai vista una signora ballare così bene la disco in mezzo alla jungle.

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