«MINOR LOVE - Adam Green» la recensione di Rockol

Adam Green - MINOR LOVE - la recensione

Recensione del 26 gen 2010 a cura di Rossella Romano

La recensione

Eccolo qui, il giovane Adam Green , ragazzo di belle speranze dell'indie rock d'oltre oceano. Ventotto anni, di cui la metà tracorsi a fare musica. Snobbando la scuola ed i coetanei, Adam si butta a capofitto nell'underground newyorkese con i Moldy Peaches, letteralmente le "pesche ammuffite", e da lì inizia tutto. Il gruppo riscuote un notevole successo, dato in gran parte dalla colonna sonora del film "Juno" a cui partecipa con il brano "Anyone Else but You"; fa anche da spalla a molti noti, come gli Strokes, ma i fasti della notorietà ed i caratteri poco mansueti dei componenti della band portano i Moldy Peaches allo scioglimento e, dal 2002 Adam cammina da solo. Dopo sei album da solista alle spalle, arriva il settimo, "Minor Love", che di 'minor' non ha proprio nulla se non l'ossatura delle melodie: semplici semplici, easy listening e gradevoli al tempo stesso, ma mature, costruite e pensate. I brani sono una dichiarazione d'amore agli anni settanta ed ai grandi autori come Bob Dylan, che riecheggia in " Blond on Blonde", Johnny Cash, che si puo' ritrovare nelle rime di "Castles and Tassels", e Frank Sinatra: se si ascolta bene "Breaking Locks" si noterà la somiglianza di alcuni accordi della canzone con uno dei successi di "The Voice". L'album è bene amalgamato e scorre via leggero; sono degni di nota pezzi come "What makes him act so bad", ricco di accenni folk, suona un po' come gli ultimi pezzi di Devendra Banhart; "Cigarette burns forever", ballads romantica e malinconica, e "Boss inside", pezzo notturno e riflessivo. Una nota di colore è donata da "Oh shucks", in cui si possono notare in sottofondo echi electro, leggermente psichedelici ma mai aggressivi. La parola "evoluzione" ben si accosta anche ai testi: liriche scritte eviscerando i propri sentimenti, le proprie emozioni ed il proprio io, nulla a che fare con i brani vagamente "nerd" degli album precedenti. Lascia spiazzati, inoltre, la padronanza degli strumenti che il giovane Green ha mostrato in questo "Minor love", suonato interamente da solo e in maniera più che egregia. Si puo' dire che Adam si sia ormai sdoganato dall'immagine di "ragazzino prodigio" dell'indie e abbia fatto quel salto di qualità che tutti si aspettavano da uno che viene sempre più spesso accomunato a Julian Casablancas, non solo per l'aspetto fisico...

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