«THE E.N.D. - Black Eyed Peas» la recensione di Rockol

Black Eyed Peas - THE E.N.D. - la recensione

Recensione del 28 lug 2009

La recensione

"This version of myself is not permanent / Tomorrow, I will be different". Se bastasse una riga per scrivere il credo artistico dei Black Eyed Peas, se servisse una sola dichiarazione per posizionare il loro quinto album di studio, saremmo già a posto così. Quando la sperimentazione è una carriera, che un album come THE E.N.D. (The Energy Never Dies) possa lasciare disorientati è il minimo.
Dal 2003 Will.i.am, Apl.de.ap, Taboo e Fergie stanno ripavimentando la strada della party music e, cammin facendo, ridefiniscono gli stilemi moderni del pop. Oggi un classico del pop è il loro singolo “Boom boom pow”, un trionfo di linee di basso letali, di ritmo devastante, con il recupero del vocoder e con un nuovo, ormai immancabile, conio lirico destinato a diventare un classico: “You're so two thousand and late”. Sullo stesso piano si pongono “I gotta feeling” e “Rock that body”, scritti per il dancefloor del 2009 ma perfetti anche per fare da base alla prossima sperimentazione. La linea di continuità con il passato non si propone in termini sonori e stilistici, perché siamo di fronte a una sterzata brusca, ma sul piano culturale e del ruolo occupato oggi dai B.E.P. Dopo che MONKEY BUSINESS li ha resi ‘di moda’, conducendoli fino dentro la Casa Bianca, con THE E.N.D. sembrano decisi a ri-orientare quella moda, a dettare una nuova tendenza, migrando decisi verso la club culture e distanti dal rap degli esordi. Lo fanno anche attraverso quel loro lessico particolare e fondamentale, perché sostituisce la sostanziale assenza di testi ma puntualmente si ritrova nel gergo comune.
The Energy Never Dies, l’Energia Non Muore Mai. Eppure, in questo rave scatenato, c’è spazio anche per qualche pausa, o almeno per qualche digressione. Per esempio "One tribe", in linea con lo status da V.I.P. di Will.i.am e Fergie, che condensa nel titolo un richiamo alla pace nel mondo e all’accantonamento delle divisioni. Oppure “Meet me halfway” o “Alive”, nelle quali si risente Fergie al top delle sue capacità canore, non vessata dai sintetizzatori e libera come quando l’hip hop era l’unica strada maestra del gruppo. "Now generation", invece, propone un suono così smaccatamente high tech e digitale da rivelarsi perfetto per porgere una garbata critica al ‘tutto e subito’ dei nostri fratelli più giovani.
Il modern pop dei Black Eyed Peas è una cifra estetica molto originale e identificabile, nonostante i loro continui cambi di direzione, ma è più facile analizzarla che etichettarla: una mescola di suoni e di generi, il non-sense lirico, il melting pot della formazione, la padronanza assoluta del digitale, la dance come dispensatrice di slogan e tormentoni che, incidendo sul linguaggio quotidiano, scrivono indisturbati intere righe del manifesto politico-sociale dell’America progressista di questi giorni. Sul piano strettamente sonoro, oggi la band è impegnata a fondere alla perfezione il r’n’b con la techno e, diversamente dalla modalità scelta da un altro precursore come Kanye West, lo fa scegliendo la via del ritmo. Will.i.am, inoltre, è un tipico artista-radar, e stavolta porta il gruppo anche a fare un giretto nei pressi della vecchia disco, riprendendone il gusto retrò e il suono low-fi attraverso un’esperienza assolutamente digitale. Sconcertante, a tratti, ma mica male.


(Giampiero Di Carlo)

Tracklist:
“Boom boom pow”
“Rock that body”
“Meet me halfway”
“Imma be”
“I gotta feeling”
“Alive”
“Missing you”
“Ring a ling”
“Party all the time"
“Out of my head”
“Electric City”
“Showdown”
“Now generation”
“One tribe”
“Rockin’ to the beat”
“Mare”
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