«MUSICHE RIBELLI - Luca Carboni» la recensione di Rockol

Luca Carboni - MUSICHE RIBELLI - la recensione

Recensione del 29 gen 2009

La recensione

Tanti anni fa, alla metà degli anni ottanta, mi venne passato da un amico di un amico con il quale facevo finta di studiare, l’ellepi “...intanto Dustin Hoffman non sbaglia un film”, mi colpì. Non era propriamente quanto ascoltavo in quel periodo però ci trovai dentro qualcosa che non saprei definire, forse solamente simpatia.
Qualche anno più tardi, durante il servizio militare, mi trovai a gestire i fondi per il tempo libero degli avieri della caserma. Quindi, acquistai i biglietti per la Turandot all’Arena di Verona (omaggio alla passione per la lirica del comandante della base) senza dimenticare il concerto di Sting, sempre all’Arena, un concerto che fu trasmesso in diretta televisiva. Non dimenticai neppure il leggendario tour Dalla/Morandi di passaggio in una splendida villa di Rezzato e, non mi parve vero di poter inserire, tra il lusco e il brusco, il concerto di Luca Carboni allo stadio di Brescia.
Di disco in disco seguivo Luca Carboni, magari da lontano, distrattamente; a dirla tutta, a parte al prete, era dura confessare questa passione così poco virile senza esporsi alla muta e gelida disapprovazione del mio gruppo di amici.
Gli ultimi tempi sono stati pieni di best e live, l’ultimo album “...le band si sciolgono”, in comune con l’esordio discografico aveva i tre puntini all’inizio del titolo e, all’ascolto, mi accadeva una cosa strana: non sentivo le parole. Alzando il volume a palla, non sentivo le parole. Luca si stava spegnendo, non volevo perderlo ma, comprendetemi, non sentivo le parole.
Un paio di mesi fa le radio hanno iniziato a trasmettere “Ho visto anche degli zingari felici” e in giro c’era uno zingaro felice in più. Ero io. La canzone è di Claudio Lolli, ed è una gran canzone, ma la voce che sentivo era indiscutibilmente quella di Luca, non solo la sua, a dire il vero, c'era anche quella di Riccardo Sinigallia, che lo ha affiancato nella produzione del disco. Il risultato finale è una cover molto all’altezza della situazione.
Nei mesi che hanno separato l’uscita del singolo da quella dell’album “Musiche ribelli”, ho riascoltato molte volte “Ho visto anche degli zingari felici” avendo il cuore diviso in due: una parte era impaziente e voleva ascoltare di più, ascoltare altre canzoni; l’altra aveva il timore di ricevere una grossa delusione e, pavida, si sarebbe accontentata di quell’unica canzone.
In questi tempi in cui facebook ci mette in contatto con persone del nostro passato dimenticate nel tempo, a Luca, nella casella di posta, sembra essere giunto un messaggio da parte del ragazzino che alberga in lui. Il contenuto del messaggio riguarda un qualcosa che è quanto di più caro ognuno di noi ha nell’anima: la musica con cui si è cresciuti e a cui sono legati i più bei ricordi della nostra vita. Il ragazzino indicava la strada, invitava a guardare dietro per poter andare avanti.
Si vola, quindi, indietro sino al 1976 - la maggior parte di queste canzoni risalgono a quell’anno - per ritrovare capolavori appartenenti al gotha della musica d’autore italiana interpretati con molto tatto e rispetto. Luca ha ben scelto tra i ricordi, evitando di compilare un best of della discografia di questo o quell'artista, ma scegliendo le canzoni che meglio si attagliano al suo timbro vocale, e sembra suggerirci di non guardare a lui e alla sua interpretazione – di perdonargli, se il caso, le possibili sbavature e l’ardire – ma di riprendere in mano il cantautorato italiano e tutto il suo inestimabile repertorio. Luca chiede di partire dalle sue oneste interpretazioni per viaggiare nella discografia dei giganti che ha scomodato e di inoltrarsi in un viaggio entusiasmante alla (ri)scoperta di quanti non è riuscito ad omaggiare in “Musiche ribelli”.
Luca, complimenti è un bel disco. Finalmente sono tornato a sentire la tua voce.


(Paolo Panzeri)
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