«HELLDORADO - Negrita» la recensione di Rockol

Negrita - HELLDORADO - la recensione

Recensione del 10 nov 2008

La recensione

Il primo ascolto di “Helldorado”, ignorando i perchè e i per come del caso e senza voler sapere nulla di quanto si andrà ad ascoltare lascia quasi basiti. Più che un primo ascolto, risulta essere uno dei deja vu più triti e scontati della storia recente. Manu Chao, Clash, Modena City Ramblers e tutte le icone di certo armamentario rivisitati e fusi insieme in un unico pastone. I testi cavalcano i temi del terzomondismo con tale ritardo e così poca originalità che, a tratti, si prova dell’imbarazzo. Pure la capacità – innegabile – che hanno sempre avuto i Negrita nello scrivere brani con il riff e il ritornello giusto che si appiccica in testa sembra non trovare spazio in questo nuovo lavoro.
L’impressione dopo il primo ascolto è talmente brutta e definitiva da far sorgere il sospetto e il dubbio che tutto sia troppo facile e scontato, che ci sia stata troppa fretta e faciloneria nel voler giudicare e condannare l’imputato. Che si sia pranzato così pesante da non riuscire a digerire nulla.
Parecchi anni sono trascorsi dal tempo degli esordi, quando i Negrita erano la grande speranza del rock italiano, e non è detto e scritto da nessuna parte che il diavolo abbia voglia di acquistare la tua anima e mantenerti per sempre giovane. Perpetuare il proprio mestiere e la propria buona vena è facoltà riservata a pochissimi eletti. Così i Negrita entrando nell’età di mezzo hanno abbandonato la leggerezza della gioventù per imboccare la strada di un maggiore impegno.
“Helldorado” è il naturale prosieguo e sviluppo dei temi che facevano capolino nel precedente album “L’uomo sogna di volare”. Allora c’era il Brasile quale punto di riferimento, oggi questo ruolo è affidato all’Argentina e, in particolar modo, alla sua capitale Buenos Aires, dove è stato registrato parte del disco e alla quale viene dedicata “Malavida en BS.AS.”, un discreto rock’n’ roll molto latino.
Impegno e consapevolezza sembrano essere le parole d’ordine che si sono dati i Negrita versione 2008. Il gruppo non lesina energie e si rifà alla lezione di una band che la storia l’ha scritta a caratteri cubitali e con le lettere maiuscole, i Clash: omaggiati partendo dalla copertina del cd, che riporta le lancette dell’orologio indietro fino a “Sandinista”, con tanto di grafica rossa e nera anarchia in bella evidenza e chiudendo con la dodicesima e ultima canzone dell’album, la solare e affettuosa “Brother Joe”, dedicata a Joe Strummer.
Le recenti esperienze sudamericane del gruppo - leggi tour, registrazioni del disco e collaborazioni, una per tutte, quella con Juanes - sono ricordate, oltre che dai contenuti, anche dal continuo uso della lingua spagnola, presente in quasi tutti brani, funzionale a dare un respiro universale ai temi di giustizia etica e sociale che la band di Arezzo sostiene in “Helldorado”.
E’ curiosamente strano, anzi che no, che “Che rumore fa la felicità?”, il singolo scelto per promuovere l’album, sia l’unica canzone volta a raccontare il privato di un amore e non lanciata alla denuncia delle ingiustizie e delle inquietudini che percorrono il nostro mondo di questi tempi.
L’impressione finale di questa ottava fatica dei Negrita è quella di un gruppo in ottima salute musicale, impreziosito dalla tromba di Roy Paci, che sta cercando di trovare le parole giuste per comunicare quello che sente dentro.
Un’ultima nota: il libretto interno si apre con una fotografia dove sono bene in evidenza le parole PAZ, RESPETO e CONVIVENCIA: mi permetto, a nome di Rockol, per quanto sia banale, di sottoscrivere.

Un ringraziamento a Davide, per quelle quattro chiacchiere che servono sempre.


(Paolo Panzeri)
Segui Rockol su Instagram per non perderti le notizie più importanti!

© 2020 Riproduzione riservata. Rockol.com S.r.l.
Policy uso immagini

Rockol

  • Utilizza solo immagini e fotografie rese disponibili a fini promozionali (“for press use”) da case discografiche, agenti di artisti e uffici stampa.
  • Usa le immagini per finalità di critica ed esercizio del diritto di cronaca, in modalità degradata conforme alle prescrizioni della legge sul diritto d'autore, utilizzate ad esclusivo corredo dei propri contenuti informativi.
  • Accetta solo fotografie non esclusive, destinate a utilizzo su testate e, in generale, quelle libere da diritti.
  • Pubblica immagini fotografiche dal vivo concesse in utilizzo da fotografi dei quali viene riportato il copyright.
  • È disponibile a corrispondere all'avente diritto un equo compenso in caso di pubblicazione di fotografie il cui autore sia, all'atto della pubblicazione, ignoto.

Segnalazioni

Vogliate segnalarci immediatamente la eventuali presenza di immagini non rientranti nelle fattispecie di cui sopra, per una nostra rapida valutazione e, ove confermato l’improprio utilizzo, per una immediata rimozione.