«SAFE TRIP HOME - Dido» la recensione di Rockol

Dido - SAFE TRIP HOME - la recensione

Recensione del 18 nov 2008 a cura di Gianni Sibilla

La recensione

Cinque anni. Tanto è passato dall'ultimo disco di Dido, "Life for rent". Un'eternità, anche con i tempi dilatati odierni della discografia, in cui raramente si pubblica più di un disco ogni due anni. In mezzo a questo periodo, qualche problema di famiglia (la morte del padre), e un sano bisogno di distacco.
"Safe trip home" è il suo terzo disco, ma i primi due l'hanno resa una delle artiste femminili di maggiore successo dell'ultimo periodo, e l'hanno tenuta in ballo per la fine dello scorso decennio e il primo lustro del nuovo millennio. Un successo che ha generato anche invidia: qualcuno l'ha definita "la Bridget Jones del pop", per i suoi testi intimisti, da diario appunto, e per il suo viso che forse ricorda un po' l'interprete sullo schermo del personaggio, Reneé Zelwegger.
Il paragone, nelle intenzioni di chi l'ha coniato, probabilmente non è dei più generosi. Ed è comunque limitato: perché è vero che buona parte del successo di Dido sta in queste caratteristiche. Ma "Safe trip home", meglio ancora degli altri dischi dimostra lo spessore musicale del personaggio. E' un disco di ballate tra pop, acustica ed elettronica, che è un po' il suo marchio di fabbrica. Ma è anche un disco più compatto, più lineare ed omogeneo dei suoi predecessori.
Ha il suo più grande difetto nell'assenza di un pezzo forte di traino come lo furono in passato "Thank you" o "White flag". "Don't believe in love", a cui collabora Brian Eno (Co-autore anche di "Grafton street") è forse meno "catchy", ma non meno bella.
Ecco: "Safe trip home" è un disco più maturo, meno piacione del passato. Probabilmente la bella voce di Dido funziona meglio sui tappeti elettronici - in fin dei conti si è fatta notare con i Faithless del fratello Rollo - come in "Grafton street", o nella conclusiva ed ipontica "Northern skies", ma la mano del produttore Jon Brion (già al lavoro con Fiona Apple, Rufus Wainwright ma anche Kanye West) si sente soprattutto nell'arrangiamento per archi e fiati vari aggiunti alle varie canzoni.

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