«IL MOVIMENTO DEL DARE - Fiorella Mannoia» la recensione di Rockol

Fiorella Mannoia - IL MOVIMENTO DEL DARE - la recensione

Recensione del 17 nov 2008 a cura di Daniela Calvi

La recensione

Non sembra vero che Fiorella Mannoia non canti un brano inedito da sette anni a questa parte; non sembra vero perché sulla scena negli ultimi anni ci è sempre stata, vuoi per un tour e un disco dal vivo con Ron, De Gregori e Pino Daniele, vuoi per la pubblicazione di una raccolta o vuoi per un disco di musiche brasiliane.
Il 2008 le è sembrato il momento giusto per tornare, e perché ritornare in sordina o in punta di piedi quando si è una delle più brave e importanti interpreti della scena musicale italiana? Così ecco fatto, la cantante ritorna con il suo nuovo album di inediti curato dei minimi particolari a partire dalla confezione con doppia copertina che ritrae una bella Mannoia con in mano una rosa.
Una rosa per riprendere il testo de “Il movimento del dare” brano che – oltre a dare il titolo al disco – vede la firma di Franco Battiato. Il Maestro canta insieme a Fiorella del movimento del fiore quando nasce e sprigiona amore incondizionato: un bellissimo duetto che vede la Mannoia cantare e perdersi nella melodia e nelle parole fino quasi ad assecondare con la voce il timbro di Battiato.
Quella di Battiato non è l’unica collaborazione presente nel disco: l’apripista è scritta infatti da Luciano Ligabue, e in “Io posso dire la mia sugli uomini” la Mannoia si ritrova - dopo vent’anni da “Quello che le donne non dicono” di Ruggeri - a cantare nuovamente dell’universo femminile visto dagli occhi di un uomo, interpretando un dolce ballad che sprigiona il giusto romanticismo e la giusta grinta di una donna che si guarda alle spalle con consapevolezza.
Anche gli amici Ivano Fossati e Jovanotti mettono la firma in questo disco. Sono loro rispettivamente “La bella strada” e la funkeggiante e ritmata “Io ci sarò”, ma pur sposandosi bene con il resto dell’organico le due canzoni rimangono tuttavia poco incisive, portando quasi a pensare che sarebbero state più efficaci cantate dagli autori stessi.
Oltre che con Battiato la cantante interpreta un altro duetto fondamentale, che dà vita al brano più interessante, curioso e fortunato dell’interno album: “Il re di chi ama troppo”, di e con Tiziano Ferro. Inizia ben scandita da parole e ritmica e con una Mannoia decisa e determinata per poi aprirsi in un crescendo che accoglie l’ingresso di Ferro sull’inciso: un ingresso che nemmeno ci si aspetta, che finisce subito, ma che lascia la percezione, se è permesso dirlo, che sia Ferro il vero protagonista della canzone.
Da non mettere in secondo piano anche “Capelli rossi” scritta da Pino Daniele e dedicata interamente alla cantante e la sognante e suggestiva “Fino a che non finisce” firmata da Bungaro.
I rimanenti brani vedono lo zampino dello storico collaboratore di Fiorella, Piero Fabrizi, che catapulta la cantante prima in un ritmato rock con “Primavera”, poi in un reggae con “Cuore di pace” ed infine in una dolce ninna nanna quasi sussurrata con “Sogni di ali”.
Ha fatto bene la Mannoia a mettere solo dieci brani in questo suo ritorno all’inedito. Ha fatto bene perché di materiale, di parole, di generi e di ospitate curiose qui dentro ce ne sono per tutti i gusti, e questo conferma forse la saggezza di un’interprete insostituibile come lo è lei.

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