«HO PRESO UNO SPAVENTO - Riccardo Maffoni» la recensione di Rockol

Riccardo Maffoni - HO PRESO UNO SPAVENTO - la recensione

Recensione del 29 lug 2008 a cura di Ercole Gentile

La recensione

Riccardo Maffoni è uno di quei personaggi che si ama o si odia. La sua timidezza ed introversione possono fare quasi “tenerezza” e spingere a tifare per lui, un musicista di indubbio talento, rimasto intrappolato per alcuni tempi nella sua forte emotività. D’altra parte è anche possibile scambiare il suo comportamento come strafottente ed altezzoso, scatenando un sentimento quasi di rabbia nei suoi confronti.
Pur essendo vicini alla prima fazione è innegabile compiere una riflessione molto rapida ed essenziale: per sopravvivere nel mondo pieno di squali della musica e dello spettacolo bisogna avere la forza e la sfrontatezza di affrontare le cose a muso duro, altrimenti meglio cambiare strada. E’ una legge che si impara fin dalle prime armi e che, pur non condividendo, si deve accettare se si vuole rimanere a galla in questo settore.
Piccolo passo indietro. Nel 2006 il cantautore della provincia bresciana si aggiudica il Festival di Sanremo nella sezione Giovani con il brano “Sole negli occhi”, sembrando quasi impassibile alla vittoria. Dopo concerti e promozioni del suo album d’esordio (“Storie di chi vince a metà” del 2004), Riccardo tenta di partecipare nuovamente alla kermesse sanremese, ma entra in contrasto con la propria casa discografica che non vede di buon occhio l’iniziativa.
Sfogata la rabbia, il musicista si rimbocca le maniche e si mette al lavoro: su sé stesso e sul nuovo album.
“Ho preso uno spavento” è il titolo scelto per il suo secondo lavoro, annunciato come un disco dal sound nuovo, più fresco.
Ribadendo la stima e l’affetto per l’artista bresciano come persona e come musicista, meglio essere franchi: qui di nuovo non c’è niente. Si, è vero, ci sono pezzi meno malinconici ed un pizzico più solari rispetto all’esordio, ma il risultato è insufficiente. Le canzoni di Ricky risultano già sentite, a partire dai testi. Si prendano ad esempio frasi come “Hey baby tu, in fondo oggi mi vuoi di più e lasciati baciare ancora un po’, non fermarmi no” da “Hey baby tu”, oppure “Sono sempre in pista, resto nella mischia, questa è la mia risposta, sono sempre in pista sempre nella mischia” da “Sono sempre in pista” o ancora il ritornello “Dammi tutto, dammi niente, dammi tutto oppure niente” da “Tutto o niente”. Musicalmente si naviga nei mari del rock di matrice americana, ma in questo caso, forse per risultare più leggero, Maffoni lo mischia con il pop.
Forse Ricky è più bravo a raccontare storie, come nei due episodi maggiormente intriganti del disco: quella della prostituta “Jenny” ad esempio o l’ottima “Lo chiamano Charlie Brown”, vicende di un personaggio in bilico sul pericoloso filo della tossicodipendenza.
Insomma dispiace. “Ho preso uno spavento” è un disco dal sapore gommoso, con pochi bocconi invitanti. Citando lo scrittore e filosofo americano Thoreau… “non l’amore, non il denaro, non la fama…datemi la verità”.

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