«BUGIARDO - Fabri Fibra» la recensione di Rockol

Fabri Fibra - BUGIARDO - la recensione

Recensione del 29 nov 2007 a cura di Sofia Santori

La recensione

Qualcuno sperava di non doverlo risentire mai più, ma molti altri attendevano curiosi la pubblicazione del nuovo album: alla fine hanno avuto di che gioire i secondi, perché Fabri Fibra (al secolo Fabrizio Tarducci) ha dato alle stampe la sua nuova fatica, l’album “Bugiardo”, anticipato dai singoli “Questo è il nuovo singolo” e poco dopo dalla title track del disco.
La prima cosa da dire riguardo al nuovo disco è che, rispetto al precedente “Tradimento” (con il quale Fibra ha esordito con una major, la Universal), la storia è un po’ cambiata: le produzioni sono molto più curate e interessanti, mentre nei testi si torna ad intravedere il rapper dei lavori indipendenti di alcuni anni fa, con qualche raffinatezza in più rispetto al disco precedente.
Si può quindi affermare che un cambiamento c’è stato, anche se la sostanza resta la stessa: parole scomode, una dose di follia e qualche argomento di spessore.
Le tematiche principali affrontate in questo album sono il rapporto con la notorietà, con le donne, con il proprio Paese e i propri connazionali ed infine la convivenza senza scampo con la pressante consapevolezza di ciò che accade intorno a noi (grazie ai media, sempre più “disumanamente” dettagliati) che concede a Fabri di citare alcuni fatti di cronaca.
Protagonisti dei diciassette nuovi brani contenuti in “Bugiardo” sono certamente le atmosfere claustrofobiche, con ritornelli che si inseguono in una ruota di ripetizioni ansiogene: ne è un esempio la canzone “Cento modi per morire”, in cui Fabri Fibra e Metal Carter elencano in maniera efficace una curiosa varietà di pericolose situazioni, seguite di volta in volta da uno snervante incedere del ritornello “Ci sono cento modi per morire / cento modi per morire/ cento modi/ cento modi per morire”.
Tra gli argomenti principali, ne è un esempio il brano “Tu così bella non ce l’hai”, c’è la paura di ritrovarsi a conteggiare la felicità in termini di bellezza e proprietà materiali: “Le foto/ le donne/ le scarpe/ gli occhiali/ le maglie/ le moto/ le macchine/ i bracciali/ le feste/ i locali/ la faccia sui giornali/ tu così bella non ce l’hai”, recita la canzone.
“In Italia” si dimostra un tentativo un po’ malriuscito di parlare della decadente immagine del Paese attraverso alcuni luoghi comuni ma, nonostante la produzione di Big Fish (in collaborazione con Caruso e Dj Nais) non delude neppure in questo caso, il testo non aggiunge nulla di nuovo a ciò che è già stato detto e sottolineato da molti altri.
Un altro attacco dal sapore per cosi dire “antipatriottico” è sferrato al noto festival musicale nel brano “Andiamo a Sanremo” (prodotto da Antwan “Amadeus” Thompson) , in cui Fabri lancia qualche ironica stilettata contro la manifestazione più popolare d’Italia e soprattutto contro alcuni personaggi noti del Paese. Il brano si apre con una registrazione telefonica di Lapo Elkann (conoscente e amico del rapper) e termina con uno dei riferimenti più duri dell’intero album, forse un rimando al suicidio di Luigi Tenco: “Si apre il sipario ed è il turno di Fabri Fibra/ tutti lo aspettano ma il ragazzo non arriva e la scala resta vuota/ lo cercano nel retro/ lo trovano in albergo sdraiato sul tappeto con una pistola in mano e un buco in testa/ non sono il primo che protesta/ che protesta a Sanremo”.
E’ presente anche in questo album, come in gran parte della discografia del rapper di Senigallia, un brano che pone l’attenzione sul genere femminile e l’intrattenimento sessuale, una sorta di “fissazione” per le donne che porta Fabri Fibra ad elaborare alcuni dei testi più paranoici e introspettivi: “Le ragazze/ mi sveglio e ci penso la mattina/ le ragazze/ la macchina i soldi e la benzina/ le ragazze/ i chilometri fatti per vederle”, e ancora “Le ragazze mi hanno ridotto come uno straccio/ prendendosi tutto e lasciandomi un poveraccio/ niente tatuaggio al braccio con il loro nome/ senti adesso sta suonando la nostra canzone”. In questo brano Fabrizio Tarducci è accompagnato dal fratello Francesco, in arte Nesli, che è anche produttore della base musicale.
Tra gli artisti che hanno collaborato ai brani di “Bugiardo”, oltre a Metal Carter e Nesli, Alborosie ha cantato nella canzone “Un’altra chance”, prodotta da Big Fish.
Anche l’attualità e la cronaca rientrano negli argomenti trattati da Fibra (che ha spesso dichiarato “Ciò che accade nel mondo lo potete ritrovare nei miei pezzi”), e in questo disco ne da alcuni esempi differenti.
In “Questa vita” il rapper attacca duramente i media, aprendo la strada ai due brani successivi: “Potevi essere tu” (prodotto da Medeline) e “Non provo più niente” (prodotto da Dj Mike in collaborazione con Dj Aladyn e Svedonio), danno una visione differente dello stesso argomento.
Nel primo brano, Fibra ripercorre alcuni fatti di cronaca ponendosi in prima persona, come accade con il riferimenti all’omicidio di Tommy ( “A quest’ora avrei quattro anni/ e sarei all’asilo con tutti i miei compagni/ invece mi hanno preso e portato via da mamma/ togliendomi la vita in aperta campagna”), mentre nel secondo il rapper abbandona il coinvolgimento emotivo dimostrato precedentemente per esclamare: “Non provo più niente/ per i bluff le truffe i ricatti gli scandali i gossip/ non provo più niente/ per il rap gli show le donne le macchine i soldi”.
Anche la canzone “La posta di Fibra” tratta, questa volta in maniera ironica, alcuni fatti riportati quotidianamente dai telegiornali: dai video girati con i telefonini a scuola fino ad alcune storie surreali (ma non troppo) raccontate per corrispondenza al rapper da maniaci e violenti.
In conclusione si può affermare che i due singoli estratti, “Bugiardo” e “Questo è il nuovo singolo”, si differenziano un po’ dal resto dell’album per quanto riguarda le tematiche affrontate ma non nello stile: “Bugiardo”, in particolar modo, è un brano ben riuscito accompagnato da un video degno di nota per un livello qualitativo al quale non siamo abituati in Italia.
Fabri Fibra ha dimostrato ai fan che lo seguono da sempre di essere ancora in grado di scrivere testi di buona qualità e di avere accanto a sé ottimi produttori, in particolare Big Fish che per questo disco ha realizzato basi favolose. Resta però un tasto dolente: non tutti i rapper dovrebbero cantare.

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