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Recensioni / 19 lug 2007

Chemical Brothers - WE ARE THE NIGHT - la recensione

Recensione di Ercole Gentile
WE ARE THE NIGHT
Capitol (CD)
“There’s no path to follow” (non c’è alcun sentiero da seguire). Comincia proprio con questa frase “We are the night”, nuovo album dei Chemical Brothers, il sesto della loro carriera. A quale sentiero farà riferimento l’elettronico duo britannico? Quello che percorre obbligatoriamente i trend musicali del momento? Può darsi. Tom Rowlands e Ed Simons, già autori di dischi magistrali come “Dig your own hole” e “Surrender”, nel loro ultimo album in studio “Push the button” (2005) avevano cercato di stare al passo con le mode, inserendo numerosi sprazzi di hip-hop (vedi singolo “Galvanize”), ma il risultato finale strappò solo una risicata sufficienza.
Registrato sottoterra, nel buio di un bunker anti-bomba nel sud di Londra, “We are the night” sembra invece un disco costruito più sul gusto personale, togliendosi qualche sfizio, senza troppo pensare alle tendenze del momento.
Il singolo che ha anticipato l’album, “Do it again”, è forse l’episodio più danzereccio e modaiolo del disco, con quel groove ripetitivo ed ossessionante in tipico stile “chimico” e la voce del cantante soul-pop inglese Ali Love ad intonare un pentimento dopo una serata di sballo (“Oh my god what have I done?/All I wanted was a little fun/Got a brain like bubble gum”). Lunghe cavalcate electro-psichedeliche, già sperimentate in passato (e con ottimi risultati) dal duo, si incontrano invece nella title-track, “Saturate”, “Burst generator” e “A modern midnight conversation” (con tipici suoni dance anni ’90), brani non proprio freschissimi, ma allo stesso tempo coinvolgenti, che sicuramente faranno impazzire durante i live set. “The salmon dance” è una filastrocca in stile hip-hop cantata dal rapper californiano Fatlip, un episodio giocoso e appiccicoso (alla lunga insopportabile), mentre “All right reserved” è un discreto incontro tra la dance ed il sound nu-rave dei Klaxons. Segnalazione a parte per “Battle scars” e “The pills won’t help you now”. Entrambe rappresentano un incontro tra i sound “chimici” ed il cantautorato americano: la prima, più elettronica e veloce, è cantata dal giovane songwriter Willy Mason e ricorda leggermente il sound di Beck; la seconda, più riflessiva, downtempo e sognante è interpretata con i texani Midlake (autori dello splendido “The trials of Van Occuphanter") e racconta l’inutilità delle pillole in un momento di depressione (“in a moment of fear/ you dig in your heels/the pills won't help you now/once you cry”). In definitiva, a parte gli interessanti episodi con Mason e Midlake, “We are the night” ripete più o meno la formula già ampiamente sperimentata (e forse un po’ trita) dai fratelli chimici, senza apportare grosse innovazioni, ma allo stesso tempo riuscendo ancora a smuovere e non risultare troppo noiosa. Insomma, buono per l’estate, forse per l’autunno, difficilmente per l’inverno…