«THEOLOGY - Sinéad O'Connor» la recensione di Rockol

Sinéad O'Connor - THEOLOGY - la recensione

Recensione del 17 lug 2007

La recensione

Chissa perché. Ascoltando questo doppio disco di Sinead O’Connor (un cd in spartana versione acustica, un altro per band e orchestra, scaletta quasi identica) mi è venuta in mente Michelle Shocked. Non che abbiano mai frequentato territori musicali contigui, l’irlandese fragile e pasionaria che strappava foto del Papa in tv e la folk singer texana che in una celebre copertina si faceva malmenare dalla polizia. Ma qualcosa in comune ce l’hanno: sono sempre state due teste calde, in perenne conflitto con l’ “establishment” e il “music business”, indipendenti e bellicose, testarde e abituate a far di testa propria, accomunate ora anche da una fede religiosa vissuta con il solito, intenso, estremismo. Nessuna delle due, bisogna aggiungere, è quel che era, oggi che entrambe sembrano aver perso progressivamente di vista il bersaglio grosso (che non è il successo commerciale e l’attenzione dei grandi media ma la lucidità, l’ispirazione e il rigore stilistico di dischi come “I do not want what I haven’t got” e “Short sharped shocked”). E nonostante questo “Theology” stia già raccogliendo in giro consensi di critica, alle mie orecchie qualcosa non torna. Nulla da obiettare sul coraggio, l’originalità e l’onestà intellettuale della scelta di campo, la rilettura attualizzata di salmi, inni e testi sacri del Vecchio Testamento integrata da brani originali e cover a tema, la parola di Isaia, Giobbe e Geremia mescolata al rastafarianesimo, a Curtis Mayfield e a “Jesus Christ Superstar”: di sincretismi anche avventurosi il rock e la cultura pop si sono sempre nutriti, spesso cavandone fuori risultati sorprendenti. Ma nella sua dichiarata ricerca del bello da contrapporre a un mondo di brutture (l’effetto post 11 settembre…), di amore e luce nell’epoca delle tenebre, la serena, domestica e pacificata Sinead di oggi sembra un po’ ingessata, un pelo imbolsita: e per chi se la ricorda come una fiammeggiante Giovanna d’Arco non è una pillola facile da trangugiare. Dei due, il cd acustico “Dublin Sessions”, inciso con l’accompagnamento di un musicista doc del giro folk irlandese come Steve Cooney, è il più spontaneo e diretto, ma anche più impegnativo e a tratti tedioso per il tono sommesso e a volte monotono dell’interpretazione; mentre quello “elettrico”, “London sessions”, sconta alcuni difetti di realizzazione e di arrangiamento. Il problema principale sono proprio le cover: malgrado il ruolo di Maria Maddalena in versione musical calzi come un guanto alla personalità di Sinead, “I don’t know how to love him” (dal “Jesus Christ” di Lloyd Webber e Rice) non è ben servita da un’orchestrazione piatta e piuttosto grossolana così come da una produzione che carica di inutili effetti ed echi la sempre splendida voce, oggi appena un po’ arrochita dal tempo; mentre a “We people who are darker than blue”, brano simbolo della presa di coscienza afroamericana la cui scelta sottintende una chiave di lettura interessante (i cattolici irlandesi storicamente schiavizzati come la gente di colore negli States?) non rende giustizia un pesante trattamento elettronico a metà tra tentazioni nu r&b e vintage anni ‘80 (quanto a “Rivers of Babylon”, decisamente preferibile la versione “unplugged”). C’è di meglio, per fortuna: il brano programmatico che apre entrambi i dischi, “Something beautiful”, assorto e sussurrato come una preghiera; l’andamento mosso e caraibico di “33” che rimanda al bel disco reggae di due anni fa (“Throw down your arms”), una “The glory of Jah” che coniuga arpa e, finalmente, robusti riff di chitarra elettrica; soprattutto una “Whomsoever dwells” di atmosfera tenebrosa e incedere incalzante, con echi dub e il rimbalzante basso di Robbie Shakespeare. Però… però il cerchio non si chiude, qualcosa suona non perfettamente risolto, non completamente a fuoco, nonostante la convinzione che Sinead infonde nel suo continuo percorso di ricerca spirituale. Più agguerrita e più convincente come donna di fede, stavolta, che come artista.



(Alfredo Marziano)

TRACKLIST

CD 1: “Dublin sessions”
01. Something beautiful
02. We people who are darker than blue
03. Out of the depths
04. Dark I am yet lovely
05. If you had a vineyard
06. Watcher of men
07. 33
08. The glory of Jah
09. Whomsoever dwells
10. Rivers of Babylon
11. Hosanna filio David (ghost track)

CD2: “London sessions”
01. Something beautiful
02. We people who are darker than blue
03. Out of the depths
04. 33
05. Dark I am yet lovely
06. I don’t know how to love him
07. If you had a vineyard
08. The glory of Jah
09. Watcher of men
10. Whomsoever dwells
11. Rivers of Babylon
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