«JOHNOSSI - Johnossi» la recensione di Rockol

Johnossi - JOHNOSSI - la recensione

Recensione del 31 lug 2007

La recensione

Johnossi è nome curioso. Potrebbe essere il vezzeggiativo adatto per un ragazzino terribile oppure la denominazione di un combo proveniente da Mamma Africa oppure il semplice frutto di una qualsivoglia fantasia. Solo congetture e, per giunta, del tutto errate. Johnossi, in realtà, è l’intero di due metà: John Engelbert e Oskar “Ossi” Bonde. Il primo canta e suona la chitarra, il secondo è un batterista. Il loro luogo di provenienza è la Svezia e l’omonimo “Johnossi” è l’esordio discografico.
Se il buongiorno, come recita l’adagio, si vede dal mattino, pregasi inserire sotto la lettera J, nell’agenda dedicata alle cose importanti da non dimenticare nel futuro, il nome di questo duo.
John e Ossi nelle undici canzoni inserite in questo cd sono diretti ed essenziali come solo l’urgenza della gioventù richiede. Nei loro brani non si trovano inutili preamboli musicali e neppure onanistici assoli. Ogni singola canzone raggiunge a malapena i tre minuti. L’urgenza – che sia dell’amore, dell’amicizia, della gioia, della rabbia, della paura, della solitudine, della noia, della speranza, della felicità - non ha tempo da perdere con le circonvallazioni, taglia dritto per il centro.
“The show tonight” appicca il fuoco alla santabarbara con l’urlato di John “Well tonight I stay home cos’ i don’t want...”. L’energia profusa nel pezzo di apertura non cala nella seguente “Execution song”, il brano che li rivelò alla V2 Records inglese e da cui tutto ebbe inizio. Dopo l’ascolto di “Glory days to come” e “There’s a lot of things to do before you die”, prende forma l’idea che l’impegnativo paragone con i White Stripes non sia dovuto solamente alla presenza di una chitarra e di una batteria.
“Man must dance” si candida con merito per fare la voce grossa nelle svariate Top Ten di fine anno, quelle cui nessuna testata giornalistica ha la forza e il coraggio di evitare. Il lato brado dei primi pezzi del disco lascia ora spazio ad una linea melodica che evidenzia la capacità non comune di scrivere canzoni dei ragazzi venuti dal nord. Non ci sono passi falsi nella sequenza dei brani e l’ascolto scorre fluido fino al semi-acustico finale di “Summerbreeze”.
La Svezia ha regalato al mondo la perfezione pop degli Abba e l’indimenticabile riff di “The final countdown”. Ma anche l’algida perfezione di Greta Garbo e Ingrid Bergman. E la perfezione sportiva di Bjorn Borg e Ingemar Stenmark. Senza dimenticare colui al quale è intitolato il premio più prestigioso del mondo: Alfred Nobel. Se il buongiorno si vede dal mattino...


(Paolo Panzeri)
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