Recensioni / 13 mar 2007

Arcade Fire - NEON BIBLE - la recensione

Recensione di Ercole Gentile
NEON BIBLE
Universal (CD)
Alla fine del 2004 una band canadese di nome Arcade Fire pubblica il disco d’esordio con un titolo piuttosto tetro: “Funeral”. La formazione è capitanata dal frontman Win Butler e dalla moglie polistrumentista Règine Chassagne e la loro musica è una inclassificabile miscela di indie-rock, folk, strumenti non convenzionali al genere (xilofono, arpa, violino, fisarmonica, pianoforte) e ritmiche ballabili. Qualche mese dopo “Funeral” conquista il mondo della musica indipendente, ricevendo elogi da ogni dove, ma soprattutto conquista il gusto di tre nomi come David Bowie, U2 e Chris Martin (Coldplay). Il primo condivide diverse volte il palco con gli Arcade Fire, i secondi scelgono il brano “Wake up” come intro per il fortunato Vertigo-tour 2005/2006 ed il terzo li definisce “the greatest band in history”.
Ora, rimettersi al lavoro dopo aver combinato un “casino” così grande non è per niente facile. Le pressioni sono altissime. Così come non è facile ripetere una prova che si avvicini ad un disco quasi perfetto come il loro esordio. Insomma questo è proprio il caso di dire, citando Caparezza, che “il secondo album è sempre il più difficile”.
“Neon Bible” è stato in buona parte registrato in una chiesa che si trova poco distante da Montreal e nel cast figurano anche special guest come Martin Wenk e Jacob Valenzuela dei Calexico, Owen Pallett dei Final Fantasy e Hadjii Bakara dei Wolf Parade. Win Butler ha dichiarato che l’album suona come “quando si sta sulle sponde dell’oceano la notte”. Si potrebbero trovare mille paragoni e metafore, fatto sta che questo disco è davvero da cinque stelle. Non si spiega come facciano gli Arcade a mettere tutte le carte al posto giusto, anche quelle nuove come un’intera orchestra ungherese, un coro militare ed un organo a canne. Tutto si incasella alla perfezione nel suono rock che sa emozionare e talvolta far ballare, nella malinconia, nei riferimenti quasi tradizionali, nel perfetto incastro tra l’inglese e il francese. Nei testi c’è la paura per la fine del mondo, una certa sfiducia nei confronti della specie umana, ma anche una possibile via di uscita da trovare in se stessi. “Neon bible” non è un lavoro immediato, di quelli che folgorano al primo ascolto, ma prende per mano un poco alla volta, fino a creare una sorta di “dipendenza”.
Si ascoltino brani come il singolo “Black mirror” con il suo ritmo costante e il suo testo disilluso (“Show me where the bombs will fall”), la veloce, ballabile e “mandolinata” “Keep the car running”, lo splendido cambio di tempo e di voci di “Black Wave/bad vibrations” (“The sound is not asleep, is moving under my feet"), una delle caratteristiche più rinomate degli Arcade Fire.
E ancora come non citare “(Antichrist Television Blues)”, la storia di un padre deluso dalla propria vita, che prega il Signore per far sì che la splendida voce di sua figlia possa andare in TV e mostrare la Sua grandezza oppure “No cars go” (già presente in un’altra versione nel primo eponimo EP del gruppo targato 2003) ballabile, veloce, con due incredibili cambi di tempo, intrisa di fisarmonica, violini, fiati ed un epico coro finale. L’ultimo capitolo della “Bibbia al neon” è affidato ad un lento, “My body is a cage”, con la voce di Win che la spunta in un delirio di organi che si sovrappongono, creando un’atmosfera cupa e allo stesso tempo estatica.
Insomma “Neon bible” non solo raggiunge i già alti picchi toccati da “Funeral”, ma anzi riesce anche a superarli con un disco veramente completo. Citando il brano “No cars go” si può forse dire che l’inclassificabile musica degli Arcade Fire la si può collocare solamente lì…”between the click of the light and the start of the dream”.