«NO PROMISES - Carla Bruni» la recensione di Rockol

Carla Bruni - NO PROMISES - la recensione

Recensione del 19 gen 2007

La recensione

Quattro anni fa “Quelqu’un m’a dit” aveva conquistato molti cuori (non, lo ammetto, quello di chi scrive), rastrellato vendite importanti in tutto il mondo (due milioni di copie), evocato intriganti paragoni con l’epoca d’oro della chanson française al femminile, creato in definitiva un nuovo topos musicale (ironicamente stilizzato dalla azzeccata imitazione di Fiorello…). Ma tutti, anche gli adoratori della Bellissima, ne avevano probabilmente sottovalutato la determinazione, la curiosità intellettuale, la consapevolezza nei suoi mezzi, la versatilità del gusto e delle inclinazioni musicali (a Rockol, tempo fa, aveva confessato una insospettabile passione per Daniel Lanois). Qui il grande canadese non c’è, e sulla sedia del produttore resta il fidato e attento Louis Bertignac, già rocker di lungo corso nella storica formazione transalpina dei Téléphone: ma la ex modella torinese, come sicuramente già saprete, ha lasciato (temporaneamente?) lingua e canzone francese per abbracciare l’inglese, l’America delle “radici” (in copertina campeggia una chitarra National Resophonic, strumento simbolo del blues: ed è un bel gioco di contrasti, con una Bruni splendida, assorta e virginale nella sua candida sottoveste bianca), soprattutto la poesia di W.B. Yeats, Emily Dickinson, W.H. Auden, Dorothy Parker, Christina Georgina Rossetti e Walter de la Mare, declinata su musiche tutte di sua composizione seguendo i consigli di una che di queste cose se ne intende, Marianne Faithfull.
Strano destino del pop contemporaneo: dopo il cinquecentesco John Dowland di Sting, in classifica avremo anche Yeats: non è magari la prima volta (vengono in mente i Waterboys di “Fisherman’s blues, o certe cose di Van Morrison), ma qui fa uno strano (e tutto sommato piacevole) effetto ascoltare i versi del grande irlandese spalmati su un tappeto di chitarre bluesy e ritmate, armonica e percussioni swinganti che rimandano immediatamente oltre Atlantico. Con gli altri dieci componimenti poetici adattati dalla Bruni e da Bertignac, “Those dancing days are gone” ha in comune il tema autunnale della solitudine, del rimpianto e dell’appassire delle cose, perché (parole di Carla) “non credo ci sia molta differenza fra l’avere il cuore spezzato nel 17 ° secolo oppure oggi”. Spezzata, sussurrata e sensualmente aspirata è anche la sua voce di limitatissima estensione ma funzionale all’espressione di un dolore sempre trattenuto, evaporato, soffocato a mezza voce. Auden, inglese del primo ‘900 che divenne cittadino americano, scrive “Lady weeping at the crossroads” mescolando immaginario cavalleresco e romantico europeo all’iconografia tipica della “musica del diavolo”, che qui diventa dunque una scelta quasi obbligata: anche se la Bruni è troppo raffinata, linda e aristocratica per mettersi a cantare come una chanteuse da juke joint o da balera in stivaloni, gonna a fiori e bicchiere di whisky sul tavolino. Fa bene a non stravolgere la sua natura, e così il suo è un blues tutto speciale, senza polvere e senza sporcizia, da salotto (letterario) e non da strada: proprio per questo, in fondo, diverso dagli altri e a suo modo intrigante. Non sempre, non in tutto il disco, magari: però “Before the world was made” (ancora Yeats) è un gran bel country malinconico dai grandi orizzonti solcati da una lap steel, e le chitarre elettriche di “I felt my life with both hands” (bellissimi versi di Emily Dickinson) e “At last the secret is out” regalano un fremito rock, persino un sentore di Lou Reed (lui pure frequentatore di poeti e scrittori). Il resto sono valzer estenuati (“I went to heaven”) e ballate quietamente crepuscolari, con qualche inatteso e benvenuto sussulto ritmico (“If you were coming in the fall”), sempre risolto in punta di dita, e di lingua, com’è nel carattere del personaggio. Potrà piacere anche a chi non aveva amato il suo primo disco, e viceversa. In altre parole: se là il confronto con una Françoise Hardy poteva risultare alla lunga ingeneroso, di fronte alle Norah Jones di oggi questa Carla Bruni blueswoman e rockeuse non sfigura per niente, anzi.

(Alfredo Marziano)
Segui Rockol su Instagram per non perderti le notizie più importanti!

© 2020 Riproduzione riservata. Rockol.com S.r.l.
Policy uso immagini

Rockol

  • Utilizza solo immagini e fotografie rese disponibili a fini promozionali (“for press use”) da case discografiche, agenti di artisti e uffici stampa.
  • Usa le immagini per finalità di critica ed esercizio del diritto di cronaca, in modalità degradata conforme alle prescrizioni della legge sul diritto d'autore, utilizzate ad esclusivo corredo dei propri contenuti informativi.
  • Accetta solo fotografie non esclusive, destinate a utilizzo su testate e, in generale, quelle libere da diritti.
  • Pubblica immagini fotografiche dal vivo concesse in utilizzo da fotografi dei quali viene riportato il copyright.
  • È disponibile a corrispondere all'avente diritto un equo compenso in caso di pubblicazione di fotografie il cui autore sia, all'atto della pubblicazione, ignoto.

Segnalazioni

Vogliate segnalarci immediatamente la eventuali presenza di immagini non rientranti nelle fattispecie di cui sopra, per una nostra rapida valutazione e, ove confermato l’improprio utilizzo, per una immediata rimozione.